I Moebius, di Umberto Pagotto

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La ricerca

L’inizio del primo capitolo mi ha fatto immaginare una scena alla Guerre Stellari: lo spazio infinito e una nave spaziale che appare dove fino a un attimo prima v’era il nulla. E’ così che comincia la ricerca dei Moebius, una popolazione aliena alla ricerca di forme di vita intelligenti.

La fusione di casta

Durante i viaggi spaziali interdimensionali  i Moebius non possono accedere alla fusione di casta, un’interconnesione tra gli alieni che permette loro di sentire le emozioni, le intenzioni e gli stati d’animo di tutta la popolazione connessa. Ecco, questo è l’aspetto che più mi ha affascinato del libro. Stando al narratore, la scoperta dei nanorobot fu di natura militare. Poi però le cose presero una piega diversa, i nanorobot infettarono la popolazione e tutti si trovarono connessi gli uni agli altri. La cosa inaspettata? Questo mise fine a ogni guerra. Non si può combattere contro qualcuno di cui conosci praticamente tutto e di cui leggi ogni emozione.

A quel punto ogni conflitto sparì, tutti cominciarono a badare agli altri come fossero estensioni di se stessi

Voilà, la rivoluzione è servita. Un passo avanti nell’evoluzione che ha permesso ai Moebius di concentrarsi e risolvere tutti problemi legati alla sopravvivenza: gestione delle risorse, sviluppo tecnologico, assetto sociale.

L’unico problema, quando l’intera popolazione di un pianeta è interconnessa, rimane l’evoluzione filosofica. Sapere tutto dell’altro significa anche perdere quell’incertezza che costituisce il motore della ricerca e del dibattito.

Sin dall’inizio i Moebius si erano resi conto che la fusione mentale di tutta la popolazione avrebbe portato al congelamento del pensiero filosofico, perché non c’è evoluzione filosofica senza dibattito e una razza di esseri dalle menti interconnesse non discute, la filosofia, per così dire “a pelle” di un individuo era la media di tutti i pensieri della razza.

Ecco, readers, io questo aspetto l’ho trovato affascinante. Tutta una popolazione considerata come un unico organismo. Quali saranno gli effetti positivi? Ce ne saranno di negativi? Di sicuro, la brama di scoprire nuove linee di pensiero è ciò che li spinge a setacciare lo spazio in cerca di nuovi mondi.

Non trovate che anche questo sia un altro aspetto interessante? Il nostro pensiero filosofico, ma forse ancor di più la storia, ci insegna che scoprire un nuovo territorio significa sondarne le risorse e capire come sfruttarle. In passato ogni incontro con una nuova razza ha quasi sempre visto un pensiero filosofico morire a dispetto di quello del più forte.

Mi vien da pensare che questo viaggio nella fantascienza assomigli più a una riflessione introspettiva delle abitudini terrestri.

Lo potete acquistare per esempio qui: I Moebius, Edizioni Caosfera.

Buona lettura!

Autore: mentreleggevo

Donna, mamma, compagna. Insegnante di giorno, proiezionista cinematografica la sera. Sono un'avida lettrice e vi aspetto nel mio "salotto" per leggere con voi.

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