IT – Il turacciolo

IMG_9299L’idea era quella di stappare una bottiglia di vino per cena… in pratica, l’horror è servito!

IT – La morte di George

Non è stato detto (o scritto) abbastanza sulla morte del piccolo Georgie. E’ la scena che da il via alle danze, d’accordo. E’ il biglietto da visita di Pennywise the Dancing Clown, d’accordo. E’ la sete di innocenza che spinge il puzzolente, marcio, sordido essere a tessere le sue malefiche imprese, va bene. Ma è anche qualcos’altro. E’ una storia sotto la storia, anzi è La storia sotto la storia. Perfettamente costruita, la breve e tragica avventura di Geroge è il micro-universo che tiene unito l’intero romanzo. Un vettore, se preferite.

King ci avvicina ai due fratelli, con una breve pennellata ci dà l’idea di quanto siano uniti, anzi fortifica il loro legame sotto i nostri occhi e lo fa letteralmente spalmandoci sopra un bello strato di paraffina. La paraffina tuttavia va sudata, Georgie deve meritarselo questo momento di gioia con il fratello, perché quando si legge King nulla viene regalato esattamente come accade nella vita reale. Ed ecco dunque il primo e fugace contatto con il soprannaturale. George sa che c’è qualcosa là sotto, lo sente. Lo sente con tutti i suoi sensi: il buio estende la forza della sua mente, gli odori fetidi e marci, l’umidità, il ringhio… quel ringhio. Ma George non vuole essere considerato un fifone, sa che l’idea di “a creature which would eat anything but which was especially hungry for boymeat” sarebbe stata considerata stupida dagli adulti. E così supera la sua prova, afferra la paraffina e si guadagna un bel momento con fratello imparando come impermeabilizzare una barchetta fatta con un foglio di giornale.

Soltanto dopo, quando le sue difese si sono abbassate, con la mente allegra all’inseguimento della barchetta incontra il male. E con esso finisce a galleggiare per sempre.

IMG_9300Il narratore però non ha ancora finito con noi, oh no. Ha ancora qualcosa da dire dopo averci straziato il cuore con la morte del piccolo George. La scena non è ancora del tutto finita. Manca ancora una pennellata, che a mio parare è quella che rende queste prime sedici pagine un piccolo romanzo dentro il romanzo: la barchetta.

Mentre la madre, il padre e Bill vengono informati della morte di George, il narratore sa che la barchetta sta ancora galleggiando e ce la mostra mentre esce dalle fogne di Derry. I due fratelli avevano fatto proprio un ottimo lavoro: “perhaps it reached the sea and sails there forever, like a magic boat in a fairytale”.

It by Stephen King

Ho atteso che IT mi venisse recapitato per quasi un mese prima di accorgermi che la versione italiana era esaurita. Impaziente, continuavo a domandarmi quale oscura forza impedisse al mio pacco di essere recapitato, mentre invece era finito in ristampa. Così ho pensato, perché non leggerlo in lingua originale? Ed eccomi qui, a inaugurare il primo articolo del blog descrivendovi un libro in Inglese. Non era così che avevo pianificato l’inizio del viaggio, ma più ci penso più mi sembra giusto così.

Perciò… che l’avventura abbia inizio!

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Che incipit potente! Quattro righe di un libro di oltre milleduecento pagine che si sono fatte strada con prepotenza nella mente di infiniti lettori per rimanerci impresse per sempre.

“Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse anche di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia.” (Trad.

C’è già tutto: il terrore, il male eterno, mutevole, ricorrente e l’indimenticabile barchetta. E sì, l’atmosfera è quella giusta. L’atmosfera di chi sta per intraprendere un viaggio burrascoso, su una barchetta tremolante, sospinta dal quel maledetto rivolo di pioggia.

Bene, se siete pronti a galleggiare con me ci vediamo nelle prossime pagine.