Book Sharing

Ho letto un interessante sondaggio sul book sharing che mi ha portato a pormi qualche domanda. Cosa sono per noi i libri? Quanto siamo legati ai nostri libri?

Io personalmente amo i miei libri: il contenuto è ciò che fa la differenza, lo so bene, tuttavia li amo anche in qualità di oggetti. Sì, per me i libri sono proprio dei begli oggetti. Anzi, i più belli in assoluto.

Il concetto alla base del book sharing è poetico e romantico: libera un libro che non leggi più, metti un etichetta che dica più o meno “Sono un libro libero, giro per il mondo. Prendimi e portami a casa con te” e assicurati di liberare un libro ogni volta che ne prendi uno, per essere certo che la catena continui all’infinito. Bellissimo, no?

Voi lo fate? Quanto spesso vi servite del book sharing?

Mi piacerebbe dare vita a una nuova rubrica, una sorta di book sharing, attraverso questo blog. Corredare i libri di note, località, opinioni e, perché no, emozioni. Poi riportarvele, prevedendo almeno una tappa nel mio salotto. Per raccontarvi la storia de libro, dell’oggetto in sé. Insieme possiamo creare qualcosa di bello.

Ecco le regole:

  • Uno alla volta i diversi lettori devono leggere il libro e poi inviarlo alla successiva persona dell’elenco tramite pieghi di libri (la tariffa economica delle Poste per la spedizione di libri).
  • Ci sono lettori lenti e lettori svelti, se partecipate pensate che qualcuno sta aspettando il libro. Viceversa, se lo state aspettando, abbiate pazienza.
  • La sottoscritta supervisionerà il corretto scorrimento della catena e si assicurerà che non vengano condivisi dati sensibili in rete.
  • L’ordine della catena verrà costruito in base all’arrivo delle vostre richieste, che devono  pervenire esclusivamente via mail: mentreleggevo@gmail.com Scrivetemi: voglio partecipare alla catena di lattura e indicate il titolo del libro.
  • Tutto quello che dovete fare e aspettare, leggere, lasciare appunti, emozioni, opinioni e poi tornare a spedirlo al prossimo lettore (vi darò io l’indirizzo quando sarà il momento).
  • Scrivete e pasticciate pure, ma ricordatevi che il libro va condiviso, perciò assicuratevi che rimanga integro e leggibile.
  • Io sarò l’ultima della catena, al termine della quale vi racconterò la storia del libro. E la vostra. Del suo viaggio e delle tracce che avete lasciato.

Partecipate! Partecipate!

Il primo libro, quello che inaugurerà la rubrica Vi racconto un libro e con cui cominciamo la prima catena è… L’orribile karma della formica, di David Safter.

Dai creiamo una comunità di lettori super!

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It – E poi purtroppo è finito.

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E’ stato un bel viaggio. Lungo, difficile, di quelli che ti ripagano per la fatica che ti costano. Lo consiglio assolutamente, ma solo a lettori ben allenati.

Se state pensando di leggerlo, potete acquistarlo qui: It

 

 

E condividere la vostra esperienza di lettura seguendo gli articoli che ho scritto MentreLeggevo:

It by Stephen King

IT – La morte di George

It – La struttura

It – Beverly Rogan Takes a Whuppin

It – Il capitombolo di Ben

IT – La costruzione della diga

It – A ciascuno la sua paura

It – Beverly Marsh

It – Gli adulti si riuniscono

IT – Silver

IT – Mike e l’essere nero

It – Gli adulti sono i veri mostri

It – Patrick Hockstetter

It – Derry e gli interludi

It – Il rito di Chud

 

It – Derry e gli interludi

Negli interludi, Mike racconta la storia di IT e di Derry, o almeno quanto di essa è riuscito a ricostruire. Perciò avvicinarsi a un interludio significa avvicinarsi a una scena violenta, spettacolare, feroce. Pirotecnica anche.

Primo interludio: l’esplosione delle Ferriere Kitchner (1906).

Secondo interludio: L’incendio al Punto Nero (1930).

Terzo interludio: l’esecuzione della banda Bradley.

Quarto interludio: il massacro a colpi d’ascia a opera di Claude Heroux (1905).

Il quinto interludio è una sorta di elogio funebre a Derry. Un bollettino medico di una città che viene distrutta.

Lo avevamo già detto all’inizio: la struttura di questo romanzo è complessa. Il viaggio è lungo e difficile. La montagna va conquistata, non è certo una semplice passeggiata. Eppure, di tutte le cose che si possono dire di IT io credo che sia proprio questo il suo bello. Quando una cosa richiede sforzi e sudore, la soddisfazione è più intensa.

Ci avviciniamo sempre di più al finale e mano mano che si avanza la lettura si fa ancora più difficile. I confini tra le due linee temporali sfumano, si sovrappongono volutamente. Il corsivo (che ci aiutava a conoscere i personaggi da adulti) non ci aiuta più. Non viene più usato perché a questo punto i personaggi li conosciamo bene.

L’ordine delle cose è già stato stabilito e deve fare il suo corso. C’è ripetitività nello schema, come in una ruota che gira, e proprio questa ripetitività rende la lettura una sfida.

Nel 57′ i bambini ne usciranno più adulti, nell’84’ gli adulti per poter sopravvivere dovranno ritrovare la loro fanciullezza e attingere da essa.

Ci ritroveremo presto per il gran finale. Continuate a leggere con me, vi aspetto all’ultima pagina.

It – Patrick Hockstetter

PatriciajtothOh che morte orribile! Non fatemene parlare! Inaspettata, violenta, scabrosa. Patrick sembrava un personaggio secondario come tanti altri e invece Stephen King ne approfondisce la psiche, ce lo fa conoscere meglio e poi ci gioca come farebbe un gatto con una colombella appena acciuffata.

La morte più brutta che abbia mai letto finora. La vostra qual è? Autore e titolo del libro, please.

It – Gli adulti sono i veri mostri

Parte quarta, capitolo sedici: ci avviciniamo alla fine è quello che ho capito è che uno dei messaggi di questo libro è che i bambini sono speciali per la loro capacità di accettare il mondo che li circonda così com’è. Per un bambino tutto è nuovo, tutto costituisce meraviglia, incluso il soprannaturale per quanto terrificante e orribile possa essere. L’incapacità di accettare e comprendere il male quindi sembrerebbe appartenere ai grandi, agli adulti, paralizzati dall’idea che il male, o il diavolo, possa esistere.

Probabilmente la ragione di questa incapacità sta nel fatto che gli adulti hanno catalogato il mondo attraverso le loro esperienze e perciò il soprannaturale, non rientrando in nessuna categoria razionale, o viene ignorato, minimizzato, oppure manda in tilt l’intero sistema di pensiero avvicinandoli alla pazzia.

Quando Eddie incontra il farmacista, Mr Keene, impara una verità: “Adults are the real monsters“. Tuttavia, questa “epifania” del ragazzino mi ha lasciato confusa. Tutti gli adulti sono mostri? Indistintamente? Forse in questo capitolo Eddie comprende che il farmacista, sebbene stia facendo la cosa giusta nel dirgli la verità sulla sua forma d’asma, prova un certo piacere nel confessargli una notizia che lo farà soffrire. O forse, pensando alle Songs of Experience di Blake, il messaggio è che è l’esperienza a corrompere l’animo adulto.

Voi cosa ne pensate?

IT – Mike e l’essere nero

Word ArtIn It le oscurità dell’animo umano vengono sviscerate e analiizate con una schiettezza che in certe pagine lascia sgomenti. Si parla di bullismo, di violenza di genere, di cattiverie, di inquinamento (dell’animo e dell’ambiente) e di paure. Ma l’essere nero, la blackness, occupa un posto strordinario nell’evoluzione del romanzo. Abituati a personaggi di colore secondari che muoiono prima della metà del romanzo è lungimirante come l’autore scelga Mike per esplorare questa forma di razzismo e gli affidi persino il ruolo di custode o sorvegliante della città.

Specialmente negli ultimi anni, i personaggi di colore vengono inseriti di forza sempre più spesso nelle storie. Contesti storici sbagliati, ruoli assurdi, inadeguati… solo per apparire politically correct. Oppure vengono affidati loro ruoli secondari, di riflesso, che aiutano il processo di crescita del protagonista bianco. Ai lettori, perciò, di rado viene data l’opportunità di addentrarsi nella vita interorie di un bambino nero negli anni 50′.

In It, invece, Stephen King descrive la vita del ragazzo in un contesto interamente dominato da bianchi, le sue difficoltà e le sue paure. Ci racconta la sua storia e quella della sua famiglia. Una storia di violenza razziale e di ingiustizie subite in silenzio; la storia di un ragazzo che cresce cercando di capire il senso di questa diversità, le sue conseguenze e quale sia il suo spazio nella società bianca americana di quegli anni.

IT – Silver

 

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Foto dal web

Silver è la bicicletta di Bill; una bicicletta troppo grande per un bambino, ma veloce come una saetta. Hi-yo, Silver! Away!

Vi starete domandando perchè un articolo sulla biblicletta. E’ così importante? Soprattutto se pensate a quante cose sono state scritte, dette e studiate sul romanzo. E a quante altre, forse, sono ancora da dire.

Una di queste, a mio avviso, è proprio il ruolo giocato da Silver nell’intreccio narrativo, di come l’autore ne parli come fosse un vero e proprio personaggio. Subisce i cambiamenti del passare del tempo passando attraverso le stesse lenti 3D che hanno costretto il club dei perdenti a rimettersi a fuoco dopo 27 anni.Ruga dopo ruga.

Bill la (ri)trova in uno strano banco de pegni, con una ruota bucata e la catena arrugginita. Le due realtà, presente e passato, si sovrappongono nella mente del protagonista che cerca di rimettere insieme i ricordi di un’infanzia schermata nella propria mente.

A casa di Mike, Bill cerca di sistemare Silver dedicandosi a lavori manuali che calmano la sua mente e il suo spirito. Chissà quale altre scene King ha riservato a Silver! Proseguo… siete con me?