E alla fine c’è la vita, di Davide Rossi

Ueilà!

grazie all”autore oggi vi parlo di E alla fine c’è la vita, di Davide Rossi, edito da Apollo Edizioni, una giovane casa editrice a misura d’uomo, ovvero una realtà editoriale che punta a stare vicino ai suoi autori, emergenti e non.

Pubblicato nella collana “Uno, due, tre… ciac!” (collana che ha un nome bellissimo, non credete?) E alla fine c’è la vita è un romanzo che intreccia tra droga, alcool e sesso le vicende di quattro ragazzi: Marco, Marianna, Mario e Marika.

“Marika è ben vestita, elegante, pronta per andare alla festa. Si profuma mentre si guarda allo specchio in bagno. Controlla che il vestito sia a posto un’ultima volta ed esce dalla stanza. Va al computer e scrive su Facebook: “Stasera grande serata”. Va sulla pagina del suo ex ragazzo e trova delle foto di lui con Agnese. Scuote la testa, incredula, e chiude furiosamente il computer. Il cellulare sul comodino vibra. Lo prende e risponde…”

Scritto sotto forma di sceneggiatura, il romanzo interseca le vite di questi ragazzi tra università, feste fino a tarda notte e i risvegli nei loro rispettivi appartamenti (quasi sempre). I dialoghi dipingono pennellata dopo pennellata vite sprecate, superficialità, volgarità (ma anche fragilità) che avvicinano il lettore a una gioventù senza limiti e senza pudore. Ragazzi che non hanno punti di riferimento e che – prima o poi – verranno chiamati a fare i conti con la vita vera e le sue conseguenze.

Appassionato di cinema e scrittura, Davide Rossi riesce a fondere queste due passioni in un prodotto letterario interessante, che fa arrabbiare il lettore grazie alla capacità di insinuarsi e descrivere il torbido dentro il quale nuotano queste quattro esistenze. Un romanzo che non solo fa arrabbiare, ma fa anche pensare. Questi ragazzi, infatti, una volta toccato il fondo verranno messi di fronte a un bivio dalla vita stessa. Saranno in grado di rialzarsi, di salvarsi da loro stessi e dare un svolta drastica al loro domani?

Alla fine, ci sarà la vita ad aspettarli?

Il lieto fine non è affatto scontato, l’epilogo difficilmente intuibile. Davide Rossi è un autore che non ha paura di descrivere la realtà per quella che è.

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La ragazza della palude, di Delia Owens

Ueilà!

grazie a BookRepublic e Solferino Libri ho avuto l’opportunità di leggere La Ragazza della Palude, di Delia Owens, e ve ne parlo in punta di piedi perché questa è una storia bellissima, una di quelle che lasciano il segno.

Un libro che fa il suo sporco mestiere, se posso dirla come va detta. Un romanzo intenso, avvincente, inaspettato e travolgente.

Alla base della narrazione c’è un incidente, ma mano a mano che le indagini acquistano una struttura più solida si fa largo l’ipotesi di un omicidio. Un thriller, si potrebbe pensare. Ma più si entra nella storia più si comprende che il vero mistero da risolvere risulta essere Kya, l’indiscussa protagonista del romanzo, l’inafferrabile ragazza della palude. Non più soltanto un thriller, quindi, ma un romanzo molto più complesso e sfaccettato. Una ricerca del sè, un romanzo di formazione e – ciliegina sulla torta – una delicata storia d’amore.

Di Kya potremmo restare qui a parlare per ore e scrivere fiumi di parole. Il modo in cui cresce, la tenerezza con cui si affaccia alla vita in netto contrasto alla durezza della vita stessa, la solitudine a cui la vita la costringe, la cattiveria dei pregiudizi che la circondano… sono solo alcuni degli aspetti che puntano e colpiscono dritto al cuore. Tra flashback e salti temporali della narrazione, impariamo a conoscerla poco a poco proprio come un ricercatore che studia con timore e reverenza un animale maestoso e selvaggio.

Kya ci consegna la sua anima briciola dopo briciola mentre dà da mangiare ai gabbiani svelando un personaggio unico, ricco e formidabilmente complesso. E così, piano piano, si delinea una ragazza delicata come un fiore appena sbocciato, fragile e complesso come un intero ecosistema che brulica di vita, forte come una mantide religiosa, libera come un uccello.

Selvatica e determinata, Kya è un personaggio raro come la piuma bianca e sottile della coda di un uccello tropicale.

Due sono le caratteristiche che rendono unica La ragazza della palude: la sconfinata solitudine di Kya e la palude stessa dalla quale impara prima a sopravvivere e poi – attraverso l’osservazione dei comportamenti degli uccelli, degli insetti e dei pesci nei quali riconosce delle analogie con se stessa – impara a vivere.

L’acqua di palude è ferma e scura perché con le fauci fangose ha inghiottito tutta la luce. In questi recessi persino gli animali notturni si fanno diurni. Certo, qualche suono si sente, ma in confronto al pantano la palude è tranquilla perché la decomposizione è un lavoro cellulare. La vita decade e comincia a puzzare e torna nel sottobosco marcio; uno straziante sguazzare di morte che genera vita.

Lo stile e la capacità descrittiva dell’autrice hanno la capacità del pantano di intrappolare il lettore passo dopo passo senza che se ne accorga finché non alza gli occhi e si rende conto che è troppo tardi. Indietro non si torna. Questo romanzo, cioè, vuole farsi leggere. È una storia che con le sue fauci fangose avvolge, sporca, fa accelerare i battiti del cuore e poi li ferma all’improvviso.

Delia Owens è coautrice di tre saggi bestseller sulla sua vita da naturalista in Africa. Ha vinto il John Burroughs Award for Nature Writing e ha scritto, tra gli altri, per «Nature», «African Journal of Ecology», «International Wildlife». La Ragazza della Palude è il suo primo romanzo: in testa da mesi alle classifiche del «New York Times», diventerà presto un film prodotto da Reese Witherspoon per 20th Century Fox, ed è in corso di pubblicazione in 30 Paesi

Se non lo avete ancora fatto La ragazza della palude è un libro vi consiglio assolutamente di leggere. Una chicca. Se invece lo avete già letto, sono certa che sarete d’accordo con me nel ripensare alle pagine del libro con una sorta di affetto e tenerezza che difficilmente una storia è in grado di lasciare.

Come sempre, ci lascio il link di acquisto (attraverso il quale aiutate anche il mio blog a crescere senza spendere un centesimo in più): La ragazza della palude

🇬🇧

To my international friends I can only say: READ Where the Crawdads Sing! I’m definitely  sure you’ll enjoy it.

Kya Clark is an isolated girl who lives, no, better say learns to live in the swamplands. Abandoned by her family when she was only a little girl, Kya observes wildlife around her and imitates the tricks necessary to survive.

The reader follows Kya’s struggle to live (and love) from her childhood to her adolescence, jumping among recurrent narrative flashbacks. But if you think it is a traditional “coming-of-age-story” – a Bildungsroman that focuses on the psychological and moral growth of the protagonist from youth to adulthood – you are totally wrong. There is a mystery to solve, an accident that slowly appears to be what it really is: a murder.

Kya is a vivid and original character. The unfair prejudice around her mysterious figure keeps everyone at a distance, shaping her growth, but it does not keep the reader at distance. You’ll be glued to the pages so much you’ll find difficult to raise your eyes and stop reading.

Lungo Cammino Verso la Libertà.

Ueilà!

Per la #challenge di Giugno di @airals_world – #disneyjunechallenge – voglio parlarvi di “Lungo cammino verso la libertà”.

Per la prima tappa della challenge, ovvero “Cenerentola – un libro che si è rivelato unico”, ho scelto l’autobiografia di Nelson Mandela perché normalmente non leggo moltissime autobiografie, ma questa mi ha rapito il cuore.

Una vita unica, esemplare, intensa e così piena di sofferenza che pensare all’isola felice in cui sono nata mi fa sentire in imbarazzo.

Il libro ripercorre la vita di Mandela dall’infanzia nel Transkei fino al periodo immediatamente successivo la scarcerazione.

Ragazzi, 27 anni in carcere per un ideale.

Pensateci.

Bene, se lo avete fatto… ripensateci un altro po’.

27 lunghissimi e durissimi anni.

Gran parte del materiale fu preparato da Mandela stesso in carcere a Robben Island dove non ha smesso di essere se stesso e prodigarsi per i suoi fratelli.

Si, è questo per me il libro che si è rivelato unico.

Avete qualche autobiografia che vi ha cambiato il modo di vedere le cose da consigliarmi?

O semplicemente un’autobiografia che vi ha rapito?

🇬🇧Nelson Mandela’s autobiography changed my life.

I do not normally read autobiographies. Have you got any suggestions to keep on reading good ones?

Se volete visitare il blog di Airals, cosa che ovviamente vi suggerisco di fare: AiralsWorld

Se volete leggere il libro e sostenermi: Lungo cammino verso la libertà. Autobiografia

Poesia di denuncia: L’anonimato di Luca Campo

Ueilà!

Oggi vi parlo di un giovanissimo poeta, Luca Campo, che mi ha dato l’opportunità di conoscere il suo lavoro d’esordio: L’anonimato, edizioni Kimerik.

Giovane poeta barese, Campo si distingue nel panorama letterario contemporaneo con una raccolta di poesie che vuole essere un grido di denuncia contro l’anonimato, un appello a una più profonda ricerca del sé in opposizione alla piattezza che purtroppo contraddistingue buona parte della contemporaneità.

L’anonimo è figlio di un mondo dormiente, distratto dalla quotidianità, è un uomo bidimensionale che non ha e non cerca una profondità. L’anonimo è un uomo destrutturato e depersonalizzato in balia delle sue centomila personalità. La soluzione è dunque quella di abbattere le pareti delle proprie dimensioni e cercare l’elevazione attraverso qualcosa che possa riempire la propria profondità. (Intervista a Luca Campo: Parlami di te )

Nel caso dell’autore: la poesia. Ammiro infatti il coraggio di Campo, stimo soprattutto il cercare il suo cammino personale – il suo “uscire dall’anonimato” – percorrendo un sentiero intrapreso da pochi: quello della poesia.

Un sentiero che sebbene – di norma – sussurri a una piccola cerchia elitaria di appassionati, nel caso di Campo riesce invece a parlare a tutti.

Per le sue poesie, infatti, snelle e chiare, alla portata di tutti, l’autore utilizza uno stile fresco e conciso che solo nell’apparenza può sembrare semplice, ma che a guardare bene mostra un impegno e uno studio notevole.

Tutto è curato nei dettagli, a partire dalla copertina dove un dipinto di Giuseppe Ghiro si trasforma nella perfetta rappresentazione grafica dei pensieri dell’autore: un uomo senza volto, anonimo, privo di qualsiasi tratto di riconoscimento. Un volto piatto, senza profondità.

Vi saluto con la citazione di tre versi che si trovano nella prefazione, una sorta di incipit in cui Campo ci invita a una riflessione profonda:

L’anonimato esiste per il timore della diversità,

per viltà, a causa di costrizioni esterne

o per assenza di autostima.

 

Ecco, se volete sostenere questo ragazzo o se semplicemente vi siete incuriositi (e secondo me lo merita), come sempre vi lascio i link di acquisto:

L’anonimato

La fragilità dei palindromi di Marco Stefano Gallo

Ueilà!

Oggi vi voglio parlare di un libro, La fragilità dei palindromi edito Ferrari Editore, di cui sono rimasta piacevolmente sorpresa e che ho avuto l’opportunità di leggere grazie al suo autore: Marco Stefano Gallo.

La fragilità dei palindromi esce dalla mia comfort zone – non mi ero mai avvicinata a un romanzo corale che descrive una piccola cittadina calabrese – ma fin dalle primissime pagine è stato in grado di catturarmi e conquistare la mia più completa attenzione.

Uno specchio che riflette il microcosmo della cittadina natale dell’autore, dunque. Niente di più lontano dalla mia realtà. E, viceversa, niente che potesse stimolare di più la mia curiosità. Mongrassano: mille e cinquecento anime, un sindaco, uno pseudo commercialista, un maresciallo, un prete… un luogo in cui ancora sopravvivono le magare, donne (streghe?) che lanciano o tolgono l’affascino, ovvero il malocchio, attraverso antiche arti oscure.

Carmela Visconte, detta ’a magara, era indicata da tutti come la più grande curatrice di Mongrassano e dell’intero territorio. Nessuno conosceva le sue origini, alcuni dicevano che era nata nella montagna, partorita da una strega.

I personaggi, in realtà, sono tanti. Molto di più di quelli accennati sopra. Apparentemente paralizzati nella loro quotidianità, sono al contrario caratteri in movimento, simili ai Dubliners di Joyce, che con le loro epifanie cercano se stessi e soprattutto una vita nuova. Diversa da quella che si ritrovano a condurre.

La fragilità dei palindromi è quindi una commedia umana tenuta insieme dalla fragilità delle relazioni umane. Dalle bugie intorno alle quali sono cucite le esistenze dei protagonisti. Dalla forza assassina dell’incomunicabilità.

Lo scontro tra progresso e tradizione – un tema molto caro all’autore – fa da comune denominatore allo svolgersi della storia: una web radio che snuda i segreti più oscuri e sbugiarda fattacci clandestini. Una web radio che unisce i personaggi all’ascolto, li stimola, li scandalizza, li scuote.

Un romanzo, quindi, che sfrutta la metafora dei palindromi, per dirci che

in qualsiasi modo leggiamo questa storia, il suo significato non cambia.

Pensiero che ci fa arrivare al titolo, intrigante e contraddittorio, e che mi ha subito suscitato una forte curiosità. Mi sono sempre immaginata un palindromo come un’unità perfetta, costruita attorno un’ordine logico che rende l’unità stessa inattaccabile. Ebbene, nulla di più sbagliato. L’insegnamento trasmesso da questo romanzo, invece, risiede proprio nelle sue fragilità. Come per le relazioni umane, la perdita di una sola lettera rende il palindromo fragile e incompleto. Vulnerabile.

Sono molto grata all’autore per avermi permesso di scendere in piazza Tavolaro a conoscere i suoi personaggi e scoprire il lavoro – popolare ma anche critico e anticonformista – di uno scrittore che non ha nulla da invidiare ai più famosi nomi della narrativa moderna.

Come sempre vi lascio il link per l’acquisto: La fragilità dei palindromi

E vi segnalo anche Circo Dovrosky, dello stesso autore, che costituirà la mia prossima lettura.

Pet Sematary, Stephen King

Ueilà!

Ho rimandato la lettura di questo romanzo perché sapevo, nella mia soglia di sopportazione della paura, che questo era uno di quelli che avrebbe richiesto il livello più alto.

E infatti non mi sbagliavo. Ma a causa dell’imminente uscita nelle sale cinematografiche del film – Pet Sematary del 9 Maggio distribuito dalla 20th Century Fox – mi sono armata a quattro mani, ho raccolto tutto il coraggio necessario e ho iniziato questa indescrivibile lettura prima che la visione del film me ne plasmasse i volti e le atmosfere.

Uscito nel 1983, Pet Sematary (Sperling and Kupfer) è un libro potente (come d’altronde quasi tutti i libri di King), agghiacciante e disturbante. Se si è genitori, parecchio disturbante in più rispetto al lettore senza figli.

Se pensate che King voglia parlarvi dei vostri teneri animaletti domestici vi sbagliate di grosso. In questo romanzo il Re vuole esplorare la debolezza della mente umana nel momento di maggiore difficoltà, ovvero quando è costretta a confrontarsi con la morte. L’essere umano non sa accettare la morte, non riesce ad arrendersi alla sua costante e paziente vittoria sulla vita. E questo sia quando bussa alla porta dei nostri animali domestici sia quando sfonda i portoni dei nostri famigliari o delle persone a noi più care, devastandoci completamente.

La morte è un mistero e la sepoltura è un segreto.

Questa esplorazione dei confini della mente umana ottenebrata dal dolore King la filtra attraverso un protagonista lucido ed attendibile, un medico, che insieme agli atri personaggi (tutti caratterizzati alla perfezione) rendono Pet Sematary un classico dell’horror incredibilmente credibile.

Dunque: c’è una famiglia appena arrivata in città. C’è un’interstatale su cui viaggiano camion a tutta velocità a qualsiasi ora del giorno e della notte. C’è una tragedia familiare. E poi c’è un antico e misterioso cimitero degli animali. Gli ingredienti principali che, mescolati con i tantissimi sapori che King sa accostare perfettamente, formano la ricetta perfetta di un classico che conoscono tutti.

La domanda è: cosa potrebbe succedere se esistesse un modo per eludere la morte?

Io ho letto il libro nell’edizione vintage in foto, con la copertina rossa. Come sempre, però, vi lascio il link per l’acquisto del libro nuovo via Amazon (per sostenere il blog senza che slow diate un centesimo di più).

Pet Sematary

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, Jonas Jonasson

Ueilà!

Oggi che ricorre la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, voglio parlarvi de Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (Bompiani) e del gruppo di lettura grazie a cui ho trovato la spinta giusta per leggerlo, ovvero Guess The Book Reading Challenge.

Questo fantastico gruppo di lettura – le cui organizzatrici sono Ilaria de AiralsWorld e Maria Cristina de Chronicles of a Bookaholic – sfida ogni mese i partecipanti alla lettura di due libri attraverso rebus e indovinelli che accendono la fantasia dei lettori prima ancora di sfogliarne la prima pagina.

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve lo volevo leggere da moltissimo tempo, da quando nel 2009 esordì come caso letterario.

Cosa posso dirvi… non lo assocerei a Forrest Gump come molti hanno invece fatto, ma qualcosa di geniale lo ha. (Ah, se non avete il dvd di Forrest nella vostra collezione bisogna rimediare immediatamente: Forrest Gump (Special Edition) (2 Dvd)).

Il centenario è un libro gradevole e leggero. Assurdo e divertente. In poche parole, una lettura che non può che farvi bene.

L’innocuo centenario pluriomicida scappa dalla casa di riposo dov’era finito poco prima del suo centesimo compleanno e da questo episodio – da questa audace fuga in pantofole – parte la narrazione della sua incredibile e paradossale vita.

Le avventure del vecchio lo porteranno a viaggiare dalla Svezia in tutto il mondo, a conoscere i più grandi potenti della terra e a ficcare il naso in quasi tutti gli episodi più importanti della storia novecentesca. Il tutto con una calma e pacifica attitudine verso le svolte imprevedibili del destino che farebbero invidia al Dalai Lama, forse l’unico personaggio con cui il centenario non abbia mai bevuto acquavite o dal quale non sia mai stato invitato a cena. Forse. Chi potrebbe affermarlo con certezza?

Come sempre vi lascio il link di acquisto:

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

e vi saluto con una piacevole notizia, ovvero l’uscita del “sequel” che leggerò mooolto presto!

Il centenario che voleva salvare il mondo