7 peccati letterari

Ora di confessioni…

Partcepo al bellissimo booktag ideato da Katiuscia, curatrice del blog RaccontAmi, Tiziana, curatrice del blog PassionelibroblogBrucalibro e Grace_theamazing  che consiste nell’abbinare un peccato capitale a uno dei libri presenti nelle vostre librerie, o che avete semplicemente letto.

😡IRA, un libro che si è rivelato una delusione: IL CIMITERO DI PRAGA. Ancora lo guardo storto quando passo davanti al suo posto in libreria. Mi è stato antipatico fin dalle primissime righe e non lo consiglierei nemmeno alla mia peggior nemica!

💰AVARIZIA, un libro che non presterei mai e poi mai: TRE UOMINI IN BARCA. Lo custodisco come Gollum con il ssuo tessoro.

😕INVIDIA, un libro in cui vorresti aver vissuto la storia narrata: L’ISOLA DEL TESORO. Ho sempre sognato di essere il piccolo Jim e di trovare la mappa del tesoro nel baule del vecchio marinaio Billy Bones. Ah, oltre a tutte le sue avventure, ho sempre sognato, non so perché, di stringere la mano a Long John Silver.

😏SUPERBIA, il libro più bello della mia libreria, sempre L’ISOLA DEL TESORO, ma nell’edizione #penguinclothbound

😋GOLA, un libro che ho divorato: COSE PREZIOSE. Sto aspettando che passi un po’ di tempo per rileggerlo di nuovo. Leland Gaunt mi ha letteralmente affascinata e pietrificata. Combinazione rarissima da suscitare, ma forse non così rara per Stephen King.

😳ACCIDIA, un libro che resta in libreria non letto da tempo: MY DOG TULIP. rimedierò presto.

😍LUSSURIA, il libro più appassionato letto: IL VANGELO SECONDO BIF. Bello. Bello. Bello. compratelo e leggetelo tutti.

Alcuni titoli saranno anche impopolari e controtendenza, ma cercate di essere magnanimi! Dopotutto è una confessione… siate buoni!

Se volete acquistare uno dei libri di cui sopra, vi prego non Il cimitero di Praga, fatelo attraverso questi link e aiuterete il mio blog a crescere senza spendere nemmeno un doblone in più. Ah, e ricordate:

Quindici uomini sulla cassa del morto,
yo-ho-ho, e una bottiglia di rum per conforto!
Il bere e Satana li ha spediti in porto,
yo-ho-ho, e una bottiglia di rum per conforto!

Il cimitero di Praga

Tre uomini in barca (per non parlare del cane)

L’isola del tesoro

Cose preziose

My Dog Tulip

Bello Bello Bello: Il vangelo secondo Biff. Amico d’infanzia di Gesù

 

Buena lettura!!

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Libri per non dimenticare

“Nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma se anche qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme a voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti”

Simon Wiesenthal, Gli assassini sono fra noi

Ciascuno di noi, quindi, ha il dovere morale di ricordare. Documentarsi, leggere, capire (o cercare di farlo). Noi appassionati di libri in primis. E cercare di coinvolgere chi a leggere non è tanto abituato.

Perché? per dar torto a quella maledetta SS.

Perché? Perchè l’olocausto è un ricordo di ieri, ma dobbiamo impedire che diventi il nostro domani.

A scuola, tempi ormai lontani, le insegnanti mi fecero leggere il Diario di Anne Frank. Ricordo che leggerlo mi aprì la mente su un mondo che non avrei voluto conoscere mai.

Al liceo i libri che più mi cambiarono la percezione delle cose furono La notte di Elie Wiesel, un libro sincero, disarmante, crudele, commovente consigliatomi dalla professoressa di italiano del biennio di quei tempi ormai lontani e In quelle tenebre di Gitta Sereny consigliatomi invece dal prof. di latino del triennio, un uomo a cui tuttora penso con affetto. In quelle tenebre è una ricerca meticolosa dentro la psiche dei comandante del campo di Treblinka da parte della Sereny che lo intervistò nel carcere di Düsseldorf.

Tra le letture invece che mi sono ripromessa di coltivare in questi giorni e di portare avanti nel tempo, perché la giornata della memoria dovrebbe essere tutti i giorni, sono: L’amico ritrovato e Storia di una ladra di libri. Di entrambi preparerò due articoli ad hoc.

Sempre per smentire la nostra maledetta Ss, ogni anno, in questo periodo, vengono pubblicate nuove testimonianze e rilasciati nuovi titoli al cinema.

Una menzione particolare va al 25esimo anniversario di Schindler’s List (Edizione Limitata) (Blu-Ray) la cui potenza sembra non sbiadire mai e a un film crudo e tremendo nel suo ispirarsi alla realtà, proiettato nelle sale proprio in questi giorni: L’uomo dal cuore di ferro. Un adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Laurent Binet HHhH. Il cervello di Himmler si chiama Heydrich distribuito nei cinema dalla Videa casa di distribuzione a cui possiamo solo dire grazie per il continuo e spietato lavoro di altissima qualità.

 

Vi ricordo che sono affiliata ad Amazon, e se acquistate qualcuno dei titoli che vi ho suggerito tramite i link di questa pagina, senza spendere un centesimo in più aiuterete questo blog a crescere e migliorare.

L’avvelenatrice, quarta e ultima tappa

Siamo giunti al termine del nostro libro, L’avvelenatrice, e del nostro gruppo di lettura: Le avvelenatrici.

Prima di concludere la discussione del libro, ci tenevo a mostrarvi la patente Di avvelenatrice che le organizzatoci del GDL (curatrici dei blog: La penna nel cassetto e Un libro sul comodino) ci hanno dato a fine lettura. Un pensiero semplice e tuttavia fantastico, grazie di cuore. Mi aiuterà a ricordare con affetto di aver condiviso questa lettura con delle lettrici superbe.

Come vi avevo anticipato nella tappa precedente(vedi L’avvelenatrice, terza tappa della lettura condivisa), mi piacerebbe approfondire i metodi di “giustizia” del 1600, in pratica soffermarmi sui due esempi che il libro ci presenta: lo stivaletto applicato al complice Lachausée e la condanna della marchesa, la decapitazione, alla quale la protagonista arriverà non prima di essere stata sottoposta a tortura.

Nel primo caso, Lachaussée viene arrestato e trovato con indosso del veleno. La causa fu portata davanti al tribunale ma lui “negò con ostinazione, ed i giudici, non avendo bastati prove contro di lui, lo condannato alla tortura”.

La pratica a cui viene sottoposto è lo “stivaletto”, pratica in cui le gambe vengono legate insieme e inserite in una sorta di stivale di ferro, che il boia stringe fino allo spappolamento delle ossa.

Lo stivale era considerata dai testimoni dell’epoca la tortura piu’ violenta e crudele al mondo e il castigo proseguiva finche’ la vittima confessava. Lachaussée, in quanto complice di Santa Croce, è in possesso di informazioni come la composizione dei veleni, antidoti, ulteriori complici… il cui valore viene considerato più importante della vita dell’imputato previo maciullamento delle sue carni. Per fortuna, tempi molto lontani dai nostri.

Nel caso della marchesa, invece, se da una parte la confessione delle stesse informazioni ha un peso per il processo altrettanto importante se non maggiore, attraverso la sua tortura perviene non solo il tentativo ultimo di venire a conoscenza di complici, trame, composizioni chimiche e relativi antidoti, ma anche un nuovo elemento: quello della purificazione dell’anima attraverso la sofferenza e le pene patite.

Alla marchesa di Brinvilliers tocca la tortura dell’acqua, supplizio in cui l’accusato viene disteso supino su un cavalletto, legato, e obbligato a bere litri e litri d’acqua attraverso un imbuto.

Terminata la tortura, infatti, prima di essere portata al patibolo, con le carni lacerate e i legamenti rotti la Marchesa chiede al confessore: “i miei carnefici non mi hanno forse flagellata come Gesù Cristo?”

Per finire la Marchesa di Brinvilliers viene decapitata e il suo corp, poi, bruciato al rogo. Ma fate attenzione alle ultime righe di Dumas:

L’indomani si cercavano le ceneri della marchesa di Brinvillers, perché il popolo la credeva una santa.

Un personaggio indecifrabile, una donna che fino alla fine non si sa davvero cosa pensi e, viceversa, cosa pensare di lei.

 

L’avvelenatrice, terza tappa della lettura condivisa

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In questa tappa della lettura condivisa, la terza del merviglioso GDL “Le avvelenatrici”, trattiamo i capitoli 8 e 9 de L’avvelenatrice, la storia della perfida marchesa di Brinvilliers.

Il capitolo 8, che ahimè ho sentito pesante e noioso, riporta sotto forma di cronaca i progressi d l’interrogatorio della marchesa e successivamente una lunga digressione (suddivisa in tre sotto-digressioni) sulla validità e l’utilizzo di una confessione in tribunale.

Nel nono capitolo, invece, avviene un brusco e gradevole cambio di prospettiva. Viene introdotto il prete/dottore Pirot il quale accompagnerà la marchesa nella preparazione della sua anima alla condanna di morte e infine al patibolo. Riga dopo riga, pagina dopo pagina, si assistete a un profondo mutamento della marchesa, che si pente e cerca di ripulire la sua anima prima di giungere al cospetto divino.

Il lettore contemporaneo, in questa seconda metà del racconto, figlio dell’immancabile colpo di scena, si aspetta un trucchetto da parte della perfida marchesa, una ribellione, un colpo di scena… qualcosa tipo l’avvelenamento dei carcerieri e/o una possibile conseguente fuga. Tuttavia dubito che una simile svolta possa essere compatibile con l’inchiesta che Dumas intende raccontare, tanto meno con la realtà del 1600.

Tra le tracce proposte dal gruppo di lettura, tutte molto interessanti, quella che sento più mia riguarda i metodi di giustizia del diciassettesimo secolo. Abbiamo assistito, infatti, alla tortura di Lachaussèe nel capitoli precedenti, quella dello stivaletto, e nel prossimo ci toccherà assistere a quella della marchesa. Siete pronti? Io mica tanto.

Seguite il prossimo articolo e faremo qualche riflessione insieme sui metodi e sugli strumento di giustizia del 1600.

Buon proseguimento!

I due mondi alle porte dell’aldilà, Bruno Attanasio

Oggi ho finito di leggere I due mondi alle porte dell’alidà, di Bruno Attanasio, grazie a AltroMondo Editore e Caosfera Edizioni.

Il libro narra le guerre che imperversano nelle Terre Libere a causa di un portale magico che ha liberato il Male e lo ha diffuso tra le popolazioni che fino a quel momento vivevano in pace nonostante le loro diversità.

Il Basilisco, antica e imperscrutabile creatura, ha aperto un varco tra i mondi, spingendo i dannati, privi di qualsiasi volontà propria, ad uccidere ancora. La nobile casata magica degli Attardo crea allora un sigillo, per impedire a qualsiasi creatura dell’aldilà di penetrare nei territori delle ultime Terre libere. Fino a quando qualcuno riesce a valicare il portale. Ora una terribile minaccia incombe e Brux, il mago, è chiamato ad affrontare qualcosa di mai visto prima…

Un libro fantasy, popolato da tantissimi personaggi intrepidi e misteriosi (talvolta, ahimè, però anche difficili da riconoscere) le cui vicende catturano l’attenzione e invogliano a proseguire fino all’ultima pagina.

La battaglia principale è quella tra il Bene e il Male. Tra chi combatte per la libertà e ciò che c’è di buono e giusto nelle Terre Libere contro creature malvagie e dannate. Ci sono due potenti Maghi, Nani, Elfi, Troll, Draghi… tutti gli ingredienti necessari per chi è appassionato di avventura e di fantasy.

Il finale non è proprio una fina, anzi… nelle ultime pagine vengono lasciate aperte delle importanti svolte narrative che farebbero pensare a un proseguimento della storia.

Punti critici: il testo è costellato da una serie di refusi, forse perché ho letto una primissima edizione del romanzo, sui quali si potrebbe anche sorvolare se non fossero accompagnati anche da errori grammaticali e periodi sconclusionati. Una revisione del testo, a mio avviso, lo renderebbe decisamente più accattivante e piacevole. L’autore, del resto, ha tutto il tempo (volendo, anche nella seconda parte del libro) di riscattarsi e dare alla luce un testo più snello e sfoggiare uno stile più elegante.

Bruno Attanasio è nato a Monza nel 1984. Cresciuto in un ambiente famigliare nel quale gli interessi umanistici e filosofici hanno da sempre rivestito una grande importanza, da molti anni è appassionato al genere Fantasy e ha deciso, nel 2011, di intraprendere la carriera di scrittore.

Trovate il libro qui:

I due mondi alle porte dell’aldilà

Ikigai book challange 2019

2019-ikigai-book-challengeAmici… questa challenge mi fa impazzire. La adoro. E comincia proprio oggi!

Ho conosciuto Kia e Mon per caso, l’anno scorso, spulciando tra le pagine del loro bellissimo blog Ikigai… di libri e altre passioni. Due ragazze piene di energia, inarrestabili, piene di passione e idee che come comune denominatore hanno i libri e l’amore per la lettura.

Veniamo alla challenge, che rispetto all’anno scorso si è fatta più sostanziosa e piccante:

[…] le Book Jar saranno due: una comune e una personale. In quella comune ci saranno obiettivi condivisibili, come il colore della copertina, il genere del libro ecc. Nella Book Jar personale ci saranno invece obiettivi, appunto, più soggettivi, come per esempio dei libri che aspettano in TBR, il genere preferito ecc.

L’anno scorso attraverso la challange ho partecipato anche ad alcuni gruppi di lettura, fuori dalla sfida, che mi hanno permesso di conoscere nuovi titoli, uscire dalla mia comfort zone e confrontarmi con altre lettrici.

Le meraviglie però non finiscono qui. Come ogni challenge che si rispetti ci saranno anche dei premi. Sì, avete letto bene, dei premi. E quello a cui più ambisco, da brava lettrice compulsiva quale sono, cosa potrà mai essere? Un libro in versione cartacea! Vi confesso che quale libro non mi interessa neanche, Kia e Mon sono fonte inesauribile di sorprese.

Se vi ho incuriosito, fate ancora in tempo ad iscrivervi seguendo questo link: Ikigai book challenge… ma sappiate di avere una fiera concorrente nella sottoscritta!

Buona lettur

L’avvelenatrice, seconda tappa della lettura condivisa.

Prosegue la lettura condivisa (se vuoi sapere di cosa si tratta dai un’occhiata qui: Le avvelenatrici: il gruppo di lettura) de L’avvelenatrice di A. Dumas.

Alcuni dettagli sulla prima tappa: L’avvelenatrice, di Alexandre Dumas: iniziamo!

Proseguendo di buon passo, i capitoli 5, 6 e 7 delineano una marchesa calcolatrice, spietata e determinata nell’uccidere per interesse. Una donna spregiudicata che mette in pratica e affina magistralmente l’arte, se così si può definire, dell’avvelenamento. Una donna perfetta nella sua cattiveria, come direbbe Amalia de La penna nel cassetto. Manipolatrice, la sua anima è fredda e crudele. Il suo modo di porsi agli altri, impassibile e indecifrabile.

Nel quinto capitolo sono rimasta scioccata dalla morte di Santa Croce, personaggio cruciale e quindi, nel mio immaginario, intoccabile. E invece… l’amante della marchesa muore maneggiando un letalissimo veleno (contrappasso?). La sua morte risulta ancora più inaspettata se si riflette sulle conseguenze che essa porta con sé. Il defunto amante, infatti, lascia una misteriosa cassetta, una confessione e due testimonianze che inchiodano la marchesa e il loro complice Lachaussée.

Possibile dunque che una donna astuta e spregiudicata come la marchesa, una donna che ha ucciso tutta la sua famiglia, una donna con il sangue più freddo che abbia mai visto… si lasci incastrare in questo modo? Ma soprattutto, nella scena successiva, possibile che una donna di tal natura si lasci abbindolare da un abate qualunque? Mah, questo capitolo mi ha lasciato senza parole.

img_3806-2L’impressione generale del gruppo di lettura e della casa editrice Abeditore, data l’accuratezza dei dettagli e dello stile della quarta di copertina, è che Dumas padre abbia preso un fatto di cronaca e lo abbia trasformato in un racconto pieno di intrighi e perfidie. Attenzione, non si tratta di un racconto romanzato. Almeno, non è questa l’impressione che ne ho avuto fin’ora. Mi sembra piuttosto una prima sperimentazione letteraria da parte di Dumas che risulta del tutto simile a un prototipo di romanzo-inchiesta.

Il focus su cui si è svolta la discussione del salotto virtuale di questa seconda tappa riguarda la grafica della splendida edizione Abeditore che rende il libro un gioiellino da mettere in bella vista nella propria libreria. L’estetica di questa edizione e curata e dettagliata al pari dei contenuti: il formato del libro è molto piccolo, sottile e stampato su carta color avorio. La copertina pone al centro visivo un ampolla contenente del veleno verde, la cui etichetta è l’immagine di un teschio. L’ampolla viene poi incasellata nella seguente citazione:

E ciò fatto, sarà condotta in una carretta, a piè scalzi, colla corda al collo ed una torcia accesa del peso di due libbre in mano.

Nel risvolto di copertina, ovvero la bandella sinistra (vedi immagine sopra), vi è la conferma delle intenzioni dell’autore: “Alexandre Dumas di dedicò alla stesura di romanzi che narravano i crimini più efferati e storicamente noti. L’avvelenatrice fa parte proprio dei suoi “Crimes Célébres”…

img_3807-1Nella bandella di destra, invece, le informazioni sull’autore, il prezzo  (6,90€ veleni esclusi) e la raccomandazione di maneggiare il tutto con cura.

Un’edizione semplicemente speciale.