Calzini Rosso Sangue: il diavolo

Com’è rappresentato il diavolo in Calzini Rosso Sangue?

Poi lo vidi.

Un vecchietto solido, non troppo alto. Una bella faccia lunga con un accenno appena di barbetta rada sulla punta del manto. Vestiva correttamente un abito di velluto rasato di un bel verde scuro. Gambe accavallate, capelli candidi e ben curati. Mi sorrideva. Notai solo che i calzini erano di un Rosso strano, sanguigno e brillantissimo, che spiccava nettamente anche nella penombra della stanza.

Un vecchio solido: mi piace. Elegante. Curato. Con quei calzini rossi che finiscono per dare il titolo al romanzo.

Ah, e sa leggere nel pensiero. Roba da far venire i brividi.

Ottolenghi e il diavolo si conoscono si notte, nel salotto dell’avvocato e cominciano uno scambio di battute arguto e spaventoso. Al limite dell’amicizia, perché sì, i due finiscono per piacersi.

Di nuovo non era stato annunciato da alcuno di quei vistosi fenomeni che, ci dice la letteratura, accompagnano le sue apparizioni.
Niente fumo. Niente odore di zolfo.

Solo briciole di toast sul cappotto, un sorriso vacuo e un calice di prosecco in mano.
Glielo feci notare.
«Cosa c’è, signor diavolo, ha abbandonato del tutto il fuoco e le fiamme? Niente ingressi teatrali in scena, neppure il più labile odorino sulfureo?»

 

E qual’è il nome del diavolo? Mica si può conversare con lui e chiamarlo signor diavolo! Mentre torna a casa da una serata di bevute Ottolenghi se lo domanda, infatti. Passeggiando avvolti nella notte, l’avvocato si rivolge al signore del male chiamandolo Satanasso e suo malgrado scopre che non gli piace: s’impermalosisce. Non ama essere chiamato in quel modo e sconvolge Ottolenghi intimandogli di non cianciare di cose che non conosce. Ma allora come rivolgersi a lui? Belzebù? Lucifero? Mefistofele? Ottolenghi fa delle ricerche e scopre che Ba’ al Zebul letteralmente significa Signore della soglia. Dell’Aldilà, s’intende, anche se il vecchio aveva la strana abitudine di accompagnalo a casa fin sotto il suo portone.

E dunque sia, Signor Soglia.

Il modo di scrivere di Di Concini è coinvolgente, intelligente, sveglio. Il romanzo è piuttosto breve. Ormai mi mancano pochissime pagine per terminarlo.

Il libro è edito da Caosfera e per ora lo consiglio a chi ha voglia di una storia intrigante, scritta bene, breve e scorrevole.

Buona lettura!

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Ready Player One – L’amicizia

I protagonisti del romanzo sono cinque: Parzival, Art3mis, Aech, Soto e Daito. I gunter, ovvero i cacciatori. Cinque ragazzi solitari, timidi, poveri in un mondo devastato.

Una delle caratteristiche che li accomuna è l’incapacità di rapportarsi con gli altri nel mondo reale. La paralisi dell’incontro. E, viceversa, il coraggio che li contraddistingue nel mondo virtuale dove si ritrovano a essere impavidi eroi. Su Oasis non sono impacciati e timidi, non incontrano difficoltà di comunicazione. Non sono vittime della solitudine e delle imperfezioni fisiche che li schiacciano nel mondo reale. Su Oasis sono avatar vincenti. Da prede a cacciatori.

Partecipando tutti alla caccia perciò tra loro sono rivali. C’è una forte competizione, una sana competizione, di quelle che stimolano e spingono a dare il meglio di sé stemperata solo dal farsi avanti della IOI. È così, piano piano, si alleano. La loro diventa una causa unica: impedire che l’egg finisca nelle mani dei cattivi.

E arrivati fin qui, vi dirò cos’è che mi ha colpito: l’amicizia tra i ragazzi, che nasce tra pixel che sembrano umani, si realizza nella sua piena totalità soltanto alla fine, quando tolgono i visori e i guanti e si guardano per la prima volta negli occhi. Quando cioè accettano la loro umanità, le loro imperfezioni e capiscono che sono proprio quest’ultimo a renderli unici e speciali.