Una doppia storia, di Tiziana M.L.Gazzola

Gazzola_cover 2Una doppia storia. La bella moglie del farmacista. La moglie dell’americano di Tiziana M. L. Gazzola è un libro che non avrei mai letto se Caoserfa Edizioni non lo avesse caldamente raccomandato. E sono ben lieta che lo abbia fatto, perchè è un vero e proprio gioiellino di bildungsroman novecentesco dalle tinte autobiografiche che diversamente non avrei mai scoperto.

In passato il romanzo di formazione seguiva le tracce e l’evoluzione del protagonista verso la maturazione con lo scopo di promuovere l’integrazione sociale del protagonista. Una doppia storia, invece, è un romanzo di formazione in senso più moderno, novecentesco appunto: racconta emozioni, ricordi, sentimenti senza nessuna pretesa di approvazione. La protagonista, anzi, più volta manifesta il sentimento di estraneità o incapacità di comunicare con il prossimo.

In Una doppia storia si narrano le vicende che hanno visto l’autrice diventare prima madre e poi se stessa attraverso le peripezie della madre (amata, ammirata e contrastata) e della sua famiglia in uno squarcio di Storia del ‘900 veneto. Un’infanzia che ho mancato di pochissimo, sia geograficamente sia temporalmente, ma che in un dialetto diverso mi è stata raccontata più e più volte da mia madre e da mia nonna. Un’infanzia fatta di tradizioni, abitudini, doveri e profumi intensi.

Lo consiglio a chi è nostalgico, a chi è interessato agli studi di genere, alla nostra storia e a chi è appassionato alle tradizioni.

 

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Calzini Rosso Sangue: il diavolo

Com’è rappresentato il diavolo in Calzini Rosso Sangue?

Poi lo vidi.

Un vecchietto solido, non troppo alto. Una bella faccia lunga con un accenno appena di barbetta rada sulla punta del manto. Vestiva correttamente un abito di velluto rasato di un bel verde scuro. Gambe accavallate, capelli candidi e ben curati. Mi sorrideva. Notai solo che i calzini erano di un Rosso strano, sanguigno e brillantissimo, che spiccava nettamente anche nella penombra della stanza.

Un vecchio solido: mi piace. Elegante. Curato. Con quei calzini rossi che finiscono per dare il titolo al romanzo.

Ah, e sa leggere nel pensiero. Roba da far venire i brividi.

Ottolenghi e il diavolo si conoscono si notte, nel salotto dell’avvocato e cominciano uno scambio di battute arguto e spaventoso. Al limite dell’amicizia, perché sì, i due finiscono per piacersi.

Di nuovo non era stato annunciato da alcuno di quei vistosi fenomeni che, ci dice la letteratura, accompagnano le sue apparizioni.
Niente fumo. Niente odore di zolfo.

Solo briciole di toast sul cappotto, un sorriso vacuo e un calice di prosecco in mano.
Glielo feci notare.
«Cosa c’è, signor diavolo, ha abbandonato del tutto il fuoco e le fiamme? Niente ingressi teatrali in scena, neppure il più labile odorino sulfureo?»

 

E qual’è il nome del diavolo? Mica si può conversare con lui e chiamarlo signor diavolo! Mentre torna a casa da una serata di bevute Ottolenghi se lo domanda, infatti. Passeggiando avvolti nella notte, l’avvocato si rivolge al signore del male chiamandolo Satanasso e suo malgrado scopre che non gli piace: s’impermalosisce. Non ama essere chiamato in quel modo e sconvolge Ottolenghi intimandogli di non cianciare di cose che non conosce. Ma allora come rivolgersi a lui? Belzebù? Lucifero? Mefistofele? Ottolenghi fa delle ricerche e scopre che Ba’ al Zebul letteralmente significa Signore della soglia. Dell’Aldilà, s’intende, anche se il vecchio aveva la strana abitudine di accompagnalo a casa fin sotto il suo portone.

E dunque sia, Signor Soglia.

Il modo di scrivere di Di Concini è coinvolgente, intelligente, sveglio. Il romanzo è piuttosto breve. Ormai mi mancano pochissime pagine per terminarlo.

Il libro è edito da Caosfera e per ora lo consiglio a chi ha voglia di una storia intrigante, scritta bene, breve e scorrevole.

Buona lettura!

Calzini Rossi Sangue: iniziamo

Incuriosita dal titolo inconsueto, ho chiesto a Caosfera Edizioni di poter leggere e parlare di Calzini Rosso Sangue di Giuseppe De Concini. Perciò eccomi qui, alle prese con un nuovo libro dalla trama misteriosa.

Con Calzini Rosso Sangue, De Concini è risultato tra i sei finalisti del Premio Letterario Mario Soldati. L’autore infatti ha stile, scrive bene e tiene legato il lettore alle pagine.

L’incipit è notevole:

Per un momento avevo sentito l’impulso di raccontarle tutto. E non l’avevo fatto.
Eravamo seduti in un pub molto affollato. C’era gente di tutte le età, casino, si era nei giorni prossimi al Natale. Per un istante infinitesimo le parole mi erano corse alle labbra, ma le avevo ricacciate indietro. Che cosa avrei potuto dirle se non: “Ho venduto la mia anima, Marina. L’ho venduta per te”.

Certo, l’idea narrativa di vendere l’anima al diavolo non è un tema inesplorato. Anzi, oserei dire che è una delle strade più battute della letteratura in generale: l’esplorazione faustiana. Tuttavia, l’inizio in medias res e il compimento di un gesto estremo per amore fa venire voglia di conoscere le sfumature che prenderà questa versione del Faust.

Sappiamo solo questo: il protagonista è un avvocato che ha venduto l’anima al diavolo, è tragicamente conscio del fatto che questa sarà l’ultima volta che vedrà Marina e infine sappiamo che non ha venduto l’anima per profitto. Dal contratto col diavolo lui non ricaverà nullo di buono per sé.

Intrigante, no?

Vi aspetto per la prossima tappa, tra qualche capitolo.

Buona lettura!

Elohim – Atto II

“Se l’essenza della vita è racchiusa nel DNA allora la società e la civiltà altro non sono che colossali sistemi di memoria”

Atto II – Si cambia prospettiva, da adesso il punto di vista è quello di Eve.

La trama procede con il suo incedere misterioso. I tasselli vengono sistemati uno dopo l’altro senza mai rivelare troppo al lettore. La suspence sì certo non manca. Si sono aggiunti i viaggi temporali, tema che mi affascina e stimola sempre tantissimo.

Da lettore, mi sento confusa proprio come la protagonista. C’è immedesimazione. Desidero sapere cosa sta succedendo e perché. Quindi la trama funziona. Alcune scene sono cinematografiche, adrenaliniche. Potenti.

Lo stile è maturato. Seppur ancora presenti, le contraddizioni sono diminuite. Forse in una parte più complessa rispetto all’inizio del libro dato che l’autore ci sta proponendo un punto di vista femminile, in prima persona, e lo riesce a fare in modo convincente.

Unico neo: i cliché. Lo svolgimento della narrazione è saturo di situazioni stereotipate e di spiegazioni superflue (soprattutto negli atti quotidiani, come per esempio la doccia e la colazione). Tuttavia, avendo notato un percorso di maturazione nel processo di scrittura sono fiduciosa.

E voi cosa ne pensate? Sarei proprio curiosa di sapere le vostre emozioni, specialmente su un romanzo come questo.

Elohim – iniziamo

image1Elohim di Yoon Cometti, edito da Caosfera Edizioni, segna il debutto dell’autore nel campo della scrittura. Artista su diversi livelli, attore e pittore, Cometti in Elohim raccoglie le sue esperienze cinematografiche, visive e pittoriche e le trasferisce in una storia tanto affascinante quanto misteriosa.

Misteriosa, appunto. Ecco cosa troverete nella descrizione del libro se decidere di acquistarlo:

“Gli Elohim crearono l’uomo a loro immagine e somiglianza; a immagine degli Elohim li crearono; maschio e femmina li crearono”. Genesi 1,27.”

Sibillino, no?

E ora veniamo al dunque. Ho letto i primissimi capitoli e l’impressione che ne ho avuto è decisamente positiva. Avevo chiesto all’editore, per conoscersi, un romanzo che rappresentasse il loro lavoro, che fosse significativo per una realtà giovane e dinamica come quella di Caosfera, e ritengo che nello scegliere Elohim abbia fatto una scelta vincente.

Lo stile è forse l’unica nota dolente, un poì acerbo e a tratti prolisso. A volte l’autore cade in alcune contraddizioni tipiche di chi è alle prime armi. Tuttavia, la trama è buona. C’è polpa. E non vedo l’ora di proseguire.

Se volete iniziarlo anche voi, lo trovate per esempio qui: Elohim

A prestissimo per il prossimo articolo, giusto il tempo di proseguire con qualche altro capitolo.