Storia di una ladra di libri

Ueilà!

Storia di una ladra di libri, di Markus Zusak, è un romanzo da acquistare e mettere in bella mostra nella propria libreria. E’ un romanzo per gli amanti dei libri, dell’oggetto libro, e per chi crede nel potere della parola.

La voce narrante è unica e singolare: la Morte. Personificazione più che mai azzeccata, la Morte nella Germania nazista degli anni quaranta aveva il suo bel daffare. Nonostante ciò, inciampa nella storia della protagonista e incontro dopo incontro ne dipinge la storia. La Morte in quegli anni era ovunque, proprio come lo è in qualità di voce narrante. Più volte dice di non immaginarla come un essere incappucciato e con la falce, ma la curiosità prevale: com’è la morte dunque? come si occupa delle anime che assiste? è un essere consistente o inconsistente (dopotutto il libro di Liesel lo afferra e se lo porta via)? Domande che se avessi davanti l’autore gli porrei immediatamente, insieme alla più ovvia: com’è stato per la Morte servire l’ascesa (o la discesa) dell’anima di Hitler?

Devo avvisarvi, la Morte ha un grandissimo difetto: un’incomprensibile passione per gli spoiler. Sì, non vi sto prendendo in giro. La Morte di Zusak ha il vizietto di spoilerarvi passi fondamentali del libro che ahimè, vi rovineranno gran parte della sorpresa. A onor del vero, il flash forward è una tecnica sottovalutata, un modo che si aggiunge alle molte peculiarità del libro di creare attesa e aspettativa. Ciò, ahimè, non cambia le cose: la Morte vi spoilererà almeno due scene fondamentali e ciò vi farà arrabbiare tantissimo.

Storia di una ladra di libri è un libro da leggere soprattutto per la capacità dell’autore di costruire personaggi che mano a mano che si conoscono si amano sempre di più. In primis il buon Hans, l’alto pittore dal cuore grande. Sua moglie, l’armadio. Max, l’ebreo che gli Hubermann nascondono in cantina. E il piccolo, grande Rudy. 

Dal punto di vista della morte:

Mi meraviglia sempre la forza degli esseri umani, che riescono ad alzarsi, seppure barcollando, persino quando fiumi di lacrime inondano i loro volti.

La grafica del libro è peculiare quanto il narratore: vengono utilizzati caratteri diversi e inseriti racconti con figure e didascalie.

La traduzione del titolo italiano vive una storia affascinante, almeno ai miei occhi. Pubblicato inizialmente come La bambina che salvava i libri, il libro viene ritradotto successivamente con un titolo più vicino all’originale The Book Thief, ovvero Storia di una ladra di libri. Il termine “ladra” non può infarto essere omesso dal titolo principalmente per due ragioni: la prima riguarda la fedeltà al titolo originale, la seconda risiede nel piacere e nel senso di rivalsa che la ragazza prova nell’atto di rubare.

Come sempre, vi lascio il link per acquistare il libro e sostenere il mio blog:

Se volete leggerlo in inglese, vi consiglio invece questa bellissima versione: