L’avvelenatrice, quarta e ultima tappa

Siamo giunti al termine del nostro libro, L’avvelenatrice, e del nostro gruppo di lettura: Le avvelenatrici.

Prima di concludere la discussione del libro, ci tenevo a mostrarvi la patente Di avvelenatrice che le organizzatoci del GDL (curatrici dei blog: La penna nel cassetto e Un libro sul comodino) ci hanno dato a fine lettura. Un pensiero semplice e tuttavia fantastico, grazie di cuore. Mi aiuterà a ricordare con affetto di aver condiviso questa lettura con delle lettrici superbe.

Come vi avevo anticipato nella tappa precedente(vedi L’avvelenatrice, terza tappa della lettura condivisa), mi piacerebbe approfondire i metodi di “giustizia” del 1600, in pratica soffermarmi sui due esempi che il libro ci presenta: lo stivaletto applicato al complice Lachausée e la condanna della marchesa, la decapitazione, alla quale la protagonista arriverà non prima di essere stata sottoposta a tortura.

Nel primo caso, Lachaussée viene arrestato e trovato con indosso del veleno. La causa fu portata davanti al tribunale ma lui “negò con ostinazione, ed i giudici, non avendo bastati prove contro di lui, lo condannato alla tortura”.

La pratica a cui viene sottoposto è lo “stivaletto”, pratica in cui le gambe vengono legate insieme e inserite in una sorta di stivale di ferro, che il boia stringe fino allo spappolamento delle ossa.

Lo stivale era considerata dai testimoni dell’epoca la tortura piu’ violenta e crudele al mondo e il castigo proseguiva finche’ la vittima confessava. Lachaussée, in quanto complice di Santa Croce, è in possesso di informazioni come la composizione dei veleni, antidoti, ulteriori complici… il cui valore viene considerato più importante della vita dell’imputato previo maciullamento delle sue carni. Per fortuna, tempi molto lontani dai nostri.

Nel caso della marchesa, invece, se da una parte la confessione delle stesse informazioni ha un peso per il processo altrettanto importante se non maggiore, attraverso la sua tortura perviene non solo il tentativo ultimo di venire a conoscenza di complici, trame, composizioni chimiche e relativi antidoti, ma anche un nuovo elemento: quello della purificazione dell’anima attraverso la sofferenza e le pene patite.

Alla marchesa di Brinvilliers tocca la tortura dell’acqua, supplizio in cui l’accusato viene disteso supino su un cavalletto, legato, e obbligato a bere litri e litri d’acqua attraverso un imbuto.

Terminata la tortura, infatti, prima di essere portata al patibolo, con le carni lacerate e i legamenti rotti la Marchesa chiede al confessore: “i miei carnefici non mi hanno forse flagellata come Gesù Cristo?”

Per finire la Marchesa di Brinvilliers viene decapitata e il suo corp, poi, bruciato al rogo. Ma fate attenzione alle ultime righe di Dumas:

L’indomani si cercavano le ceneri della marchesa di Brinvillers, perché il popolo la credeva una santa.

Un personaggio indecifrabile, una donna che fino alla fine non si sa davvero cosa pensi e, viceversa, cosa pensare di lei.

 

Le avvelenatrici: il gruppo di lettura

Oggi voglio parlarvi di una bellissima iniziativa ideata da Amalia e Caterina, rispettivamente curatrici dei blog Lapennanelcassetto e Leggere un buon libro: l’iniziativa, per cui sono molto emozionata, è la lettura condivisa del libro L’avvelenatrice. Marie-Madeleine d’Aubray di Alexander Dumas edito da Abeditore.

La durata della lettura condivisa è di soli quattro giorni, cosa che inizialmente mi ha spaventata. Una volta arrivato il libro, tuttavia, a parte rendermi conto della bellezza intrinseca all’oggetto (Abeditore cura i dettagli e la grafica come pochissimi altri editori), mi sono anche resa conto di quanto sia breve e snello. Quattro giorni sono pertanto perfetti come passo di lettura.

Il gruppo che si è composto mi è piaciuto da subito. Dodici sconosciute che in comune hanno la lettura e la passione per i libri, ragazze gentili ed educate che fin da subito hanno cercati di definirsi e conoscersi prima dell’inizio della lettura, cosa che ha creato una bellissima atmosfera.

Domani è il grande giorno. Inizieremo i primi quattro capitoli e ci confronteremo su tantissime prospettive: trama, personaggi, grafica, genere, autore…

Per concludere… sono emozionata, incuriosita dal libro, stimolata dalle altre ragazze e felice di far parte di questo bel gruppo, che, neanche a dirlo, abbiamo chiamato “le avvelenatrici”!

Tra i blog delle partecipanti, vi segnalo anche:

Un Libro una tazza di te

Libridi-Bobbidi-Books

La signorina a pois