L’avvelenatrice, terza tappa della lettura condivisa

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In questa tappa della lettura condivisa, la terza del merviglioso GDL “Le avvelenatrici”, trattiamo i capitoli 8 e 9 de L’avvelenatrice, la storia della perfida marchesa di Brinvilliers.

Il capitolo 8, che ahimè ho sentito pesante e noioso, riporta sotto forma di cronaca i progressi d l’interrogatorio della marchesa e successivamente una lunga digressione (suddivisa in tre sotto-digressioni) sulla validità e l’utilizzo di una confessione in tribunale.

Nel nono capitolo, invece, avviene un brusco e gradevole cambio di prospettiva. Viene introdotto il prete/dottore Pirot il quale accompagnerà la marchesa nella preparazione della sua anima alla condanna di morte e infine al patibolo. Riga dopo riga, pagina dopo pagina, si assistete a un profondo mutamento della marchesa, che si pente e cerca di ripulire la sua anima prima di giungere al cospetto divino.

Il lettore contemporaneo, in questa seconda metà del racconto, figlio dell’immancabile colpo di scena, si aspetta un trucchetto da parte della perfida marchesa, una ribellione, un colpo di scena… qualcosa tipo l’avvelenamento dei carcerieri e/o una possibile conseguente fuga. Tuttavia dubito che una simile svolta possa essere compatibile con l’inchiesta che Dumas intende raccontare, tanto meno con la realtà del 1600.

Tra le tracce proposte dal gruppo di lettura, tutte molto interessanti, quella che sento più mia riguarda i metodi di giustizia del diciassettesimo secolo. Abbiamo assistito, infatti, alla tortura di Lachaussèe nel capitoli precedenti, quella dello stivaletto, e nel prossimo ci toccherà assistere a quella della marchesa. Siete pronti? Io mica tanto.

Seguite il prossimo articolo e faremo qualche riflessione insieme sui metodi e sugli strumento di giustizia del 1600.

Buon proseguimento!

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L’avvelenatrice, seconda tappa della lettura condivisa.

Prosegue la lettura condivisa (se vuoi sapere di cosa si tratta dai un’occhiata qui: Le avvelenatrici: il gruppo di lettura) de L’avvelenatrice di A. Dumas.

Alcuni dettagli sulla prima tappa: L’avvelenatrice, di Alexandre Dumas: iniziamo!

Proseguendo di buon passo, i capitoli 5, 6 e 7 delineano una marchesa calcolatrice, spietata e determinata nell’uccidere per interesse. Una donna spregiudicata che mette in pratica e affina magistralmente l’arte, se così si può definire, dell’avvelenamento. Una donna perfetta nella sua cattiveria, come direbbe Amalia de La penna nel cassetto. Manipolatrice, la sua anima è fredda e crudele. Il suo modo di porsi agli altri, impassibile e indecifrabile.

Nel quinto capitolo sono rimasta scioccata dalla morte di Santa Croce, personaggio cruciale e quindi, nel mio immaginario, intoccabile. E invece… l’amante della marchesa muore maneggiando un letalissimo veleno (contrappasso?). La sua morte risulta ancora più inaspettata se si riflette sulle conseguenze che essa porta con sé. Il defunto amante, infatti, lascia una misteriosa cassetta, una confessione e due testimonianze che inchiodano la marchesa e il loro complice Lachaussée.

Possibile dunque che una donna astuta e spregiudicata come la marchesa, una donna che ha ucciso tutta la sua famiglia, una donna con il sangue più freddo che abbia mai visto… si lasci incastrare in questo modo? Ma soprattutto, nella scena successiva, possibile che una donna di tal natura si lasci abbindolare da un abate qualunque? Mah, questo capitolo mi ha lasciato senza parole.

img_3806-2L’impressione generale del gruppo di lettura e della casa editrice Abeditore, data l’accuratezza dei dettagli e dello stile della quarta di copertina, è che Dumas padre abbia preso un fatto di cronaca e lo abbia trasformato in un racconto pieno di intrighi e perfidie. Attenzione, non si tratta di un racconto romanzato. Almeno, non è questa l’impressione che ne ho avuto fin’ora. Mi sembra piuttosto una prima sperimentazione letteraria da parte di Dumas che risulta del tutto simile a un prototipo di romanzo-inchiesta.

Il focus su cui si è svolta la discussione del salotto virtuale di questa seconda tappa riguarda la grafica della splendida edizione Abeditore che rende il libro un gioiellino da mettere in bella vista nella propria libreria. L’estetica di questa edizione e curata e dettagliata al pari dei contenuti: il formato del libro è molto piccolo, sottile e stampato su carta color avorio. La copertina pone al centro visivo un ampolla contenente del veleno verde, la cui etichetta è l’immagine di un teschio. L’ampolla viene poi incasellata nella seguente citazione:

E ciò fatto, sarà condotta in una carretta, a piè scalzi, colla corda al collo ed una torcia accesa del peso di due libbre in mano.

Nel risvolto di copertina, ovvero la bandella sinistra (vedi immagine sopra), vi è la conferma delle intenzioni dell’autore: “Alexandre Dumas di dedicò alla stesura di romanzi che narravano i crimini più efferati e storicamente noti. L’avvelenatrice fa parte proprio dei suoi “Crimes Célébres”…

img_3807-1Nella bandella di destra, invece, le informazioni sull’autore, il prezzo  (6,90€ veleni esclusi) e la raccomandazione di maneggiare il tutto con cura.

Un’edizione semplicemente speciale.

L’avvelenatrice, di Alexandre Dumas: iniziamo!

Prima tappa della lettura condivisa de L’avvelenatrice (se volete saperne di più, leggete l’articolo in cui presento il gruppo: Le avvelenatrici: il gruppo di lettura).

Oggi abbiamo letto i primi quattro capitoli, concentrandoci sull’incipit che catapulta in pochissime parole direttamente dentro spazio e dentro tempo della storia:

Verso la fine dell’anno 1665, in una bella sera d’autunno, molta gente si accalcava sulla parte del Ponte Nuovo che scende verso la via Delfino.

Dunque, siamo nel 1665 a Parigi. Quattro righe per prendere per mano il lettore e accompagnarlo dentro la scena; quattro righe per creare la giusta atmosfera. Come direbbero le mie compagne di lettura, un inizio che conduce passo dopo passo nel cuore della storia e, aggiungo io, un incipit memorabile.

Nel corso della discussione della lettura con le altre lettrici e blogger, nel nostro salotto virtuale, sono state sollevate anche altre interessanti osservazioni. Come Le amiche del te, per esempio, che sono rimaste colpite dalla ricchezza dei personaggi.

Leggete la descrizione della marchesa e ditemi se non vi sembra di averla davanti agli occhi, sorridente e ammiccante:

A ventott’anni la marchesa di Brincilliers era in tutto lo splendore della beltà: di statura piccola, ma di forme perfette, aveva il volto tondo, d’incantevole leggiadria.

Tina, di Mangio le Parole, è rimasta invece catturata dallo stile di scrittura, uno stile classico dal punto di vista odierno, rivoluzionario ed enfatico se inserito nell’epoca dell’autore, definito non a caso il primo “imprenditore” francese della scrittura.

Personalmente, da questi primi capitoli io sono rimasta sopraffatta dagli oscuri intrighi della trama, che non vedo l’ora di proseguire.

A domani per i prossimi quattro capitoli!

Le avvelenatrici: il gruppo di lettura

Oggi voglio parlarvi di una bellissima iniziativa ideata da Amalia e Caterina, rispettivamente curatrici dei blog Lapennanelcassetto e Leggere un buon libro: l’iniziativa, per cui sono molto emozionata, è la lettura condivisa del libro L’avvelenatrice. Marie-Madeleine d’Aubray di Alexander Dumas edito da Abeditore.

La durata della lettura condivisa è di soli quattro giorni, cosa che inizialmente mi ha spaventata. Una volta arrivato il libro, tuttavia, a parte rendermi conto della bellezza intrinseca all’oggetto (Abeditore cura i dettagli e la grafica come pochissimi altri editori), mi sono anche resa conto di quanto sia breve e snello. Quattro giorni sono pertanto perfetti come passo di lettura.

Il gruppo che si è composto mi è piaciuto da subito. Dodici sconosciute che in comune hanno la lettura e la passione per i libri, ragazze gentili ed educate che fin da subito hanno cercati di definirsi e conoscersi prima dell’inizio della lettura, cosa che ha creato una bellissima atmosfera.

Domani è il grande giorno. Inizieremo i primi quattro capitoli e ci confronteremo su tantissime prospettive: trama, personaggi, grafica, genere, autore…

Per concludere… sono emozionata, incuriosita dal libro, stimolata dalle altre ragazze e felice di far parte di questo bel gruppo, che, neanche a dirlo, abbiamo chiamato “le avvelenatrici”!

Tra i blog delle partecipanti, vi segnalo anche:

Un Libro una tazza di te

Libridi-Bobbidi-Books

La signorina a pois

 

La verità sul caso Harry Quebert: quanta carne al fuoco!

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Ueilà readers! Siamo alla terza tappa della nostra lettura de La verità su caso Harry Qubert, di Joel Dicker. Oggi scambiamo qualche impressione sulla Parte Seconda, ovvero da pag 425 a pag 626.

Facciamo il punto della situazione: il capitano Pratt è stato arrestato con l’accusa di molestie sessuali a danni di un minore, mica roba da poco insomma, e Marcus Goldman si è rimesso al lavoro per scrivere il romanzo su Harry Quebert e le indagini che sta conducendo sul caso.

La seconda parte comincia con una sorta di ricostruzione del fatidico 30 Agosto 1975. Diverse questioni importanti rimangono senza risposta, sia per noi lettori, sia per Marcus Goldman e il suo libro, sia per Gahalowood che non sa che pesci pigliare, sia per Quebert che è ancora in prigione. I livelli narrativi sono molti, ma gli interrogativi rimangono validi per tutti:

Qual’è il ruolo di Stern? Chi capita è Luther Caleb? La famiglia Kellergan c’è o ci fa? Harry Quebert perché non parla chiaro? Cosa continua a nascondere? Chi ha rubato il foglio nella cassaforte di Tamara? Chi ha scritto le lettere anonime a Quebert? Per caso è la stessa persona che ora le sta scrivendo a Marcus Goldman?

Per aver superato la metà del libro sono ancora un mucchio di interrogativi…

Brancolando nel buio più totale Gahalowood e Goldman vanno a interrogare la sorella di Luther Caleb, sperando di capire qualcosa di più su questa figura al limite del misterioso. Il ritratto che ne dipinge la sorella a miei occhi confonde ulteriormente le acque: Luther era un giovane promettente che amava dipingere. Un vero talento. Un artista. Vittima di uno spregevole incidente, la sua vita cambia radicalmente: aggredito da una banda di farabutti, la Banda dei calci piazzati, Luther si salva per miracolo rimanendo tuttavia storpio, deformato e con un grave difetto di pronuncia. Per due anni si richiude in casa, la sua vita bloccata, paralizzata, senza un futuro.

Come se non fosse un’avventura abbastanza sconvolgente e assurda di suo, un bel giorno il signor Stern bussa proprio alla porta di Luther in cerca di aiuto per via di uno pneumatico bucato. Voilà, nel ringraziare Luther per l’aiuto ricevuto ecco che a Stern viene in mente di aver bisogno proprio di un autista!

Ma le stranezze non finiscono qui. Tornando al 1975, quando il padre di Luther si rende conto della sua scomparsa, invece di rivolgersi alla polizia decide di cercarlo da solo per una settimana. Dunque: ci siamo già cascati per il padre di Nola, ora, caro signor Dicker, crede che ci ricaschiamo un’altra volta? E sopratutto, possibile che tutti i personaggi agiscano sempre facendo il contrario di ciò che andrebbe fatto? Come espediente narrativo ci sta, va bene confondere le acque, ma qui non stiamo esagerando?

Bene, da questo momento in avanti Luther Caleb diventa il sospettato numero uno. Il padre di Luther, il signor Stern e Travis Dawn lo dipingono come uno che importunava le donne ed ecco dunque che anche noi dobbiamo berci questa panzana. Sì, sono rancorosa, ma tanto lo so già: questa è una falsa pista. Ne sono certa. Sento puzza di bruciato da qui, nel mio salotto, e questa puzza viene dall’America, dov’è ambientato il libro, ma soprattutto dalla Francia, dove presumo sia stato scritto. Insomma, miglia e miglia di puzza di bruciato.

Proseguendo, assistiamo al tentativo di restaurare la reputazione di Nola. Da musa ispiratrice e ragazza innocente passa a essere una ragazzina maliziosa disposta a regalare servizietti gratuiti senza nessuna motivazione, ma ora che non serve più sospettare di lei Marcus (o l’autore?) si sente in dovere di ristabilire il suo nome: ecco dunque che si lascia ritrarre nuda da Luther in cambio dell’affitto della casa che Harry non si può più permettere. Mah, cosa ne pensate? Io credo che a quindici anni si abbiano diverse personalità, cioè, l’adolescenza è un periodo di ricerca del sé. Ci può stare, ma non mi convince del tutto. Oltretutto, questo desiderio (da parte di una quindicenne, non scordiamolo), di proteggere il suo amato (un uomo, grande e vaccinato) porterebbe Nola anche a casa dei Quinn dove sarebbe riuscita a monitorare il “povero” Robert affinché derubasse la moglie del biglietto che incriminerebbe Quebert. Mi sembra tutto molto assurdo, ma almeno siamo davanti al primo tentativo di rispondere alla prima delle domande poste a inizio articolo.

Ma allora Luther avrebbe ucciso una giovane innocente perché si era invaghito di lei mentre lei amava un altro? Sbagliato! E infatti quando Gahalowood e Goldman vanno in cerca del capitano Pratt per ulteriori domande, ecco che lo trovano morto stecchito. si renderanno conto vero che qualcosa non quadra? Sì, vero? No. La seconda parte si conclude con l’ufficio del procuratore che dichiara responsabile della morte di Nola Kellergan e Deborah Cooper niente po po’ di meno che Luther Caleb.

Mah, sono più confusa che all’inizio.

La verita sul caso Harry Quebert: proseguiamo

Ueilà readers, vi ho lasciati la settimana scorsa con le primissime impressioni sulla prima parte del testo, fino al consiglio 24 (per chi legge la versione cartacea fino a pagina 188): La verità sul caso Harry Quebert: iniziamo. Oggi proseguiamo e arriviamo fino al consiglio di scrittura numero 15, ovvero pag 398.

Sospettavo di Jenny, la dolce camerierina bionda innamorata e non corrisposta dal grande scrittore. Pensavo che il rancore per il suo amore non corrisposto fosse il movente. Ebbene, neanche tre pagine più avanti la mia pista viene smantellata. Marcus Goldamn sta attraversando un momento di incertezza, non sa se scrivere un libro sull’amico possa aiutarlo a scagionarlo. Teme piuttosto che possa avere l’effetto contrario, che possa nuocere al suo maestro che attualmente si trova a un passo dal braccio della morte.

E invece devi farlo, Marc! Perché un libro è probabilmente l’unico modo per dimostrare all’America che Harry non è un mostro. Non ha fatto niente, ne sono sicura.

Non proprio le parole di un’assassina, che in quel caso vorrebbe allontanare ogni forma di attenzione dall’indagine, figurarsi la pubblicazione di un libro da parte di uno scrittore di fama nazionale. Diciamo che, non penso che l’assassino/a incoraggerebbe un giovane scrittore a ficcanasare nel passato, ecco. Ma allora chi può essere stato?

Intanto nella linea temporale del 1975 la relazione tra Harry Quebert e Nola va avanti, altalenando tra momenti felici e indimenticabili come la gita a Rockland alle indecisioni dello scrittore che per quanto dichiari di amarla è pur sempre consapevole di aver trent’anni in più.

Nel 2008, Marcus Goldman prosegue le sue ricerche andando a parlare col padre di Nola, il tenero, ma roso dal dolore, reverendo Kellergan. Goldman si confronta poi con il sergente Gahalowood e con l’avvocato di Quebert, Roth. E qui, nella prigione dove è stato rinchiuso Quebert, avviene una svolta che ho trovato sensazionale: Harry Quebert riceveva delle lettere anonime battute a macchina:

So cos’hai fatto a quella ragazzina di 15 anni. E presto lo saprà tutta la città.

Ma santa pazienza, perché cavolo non ne ha parlato subito? Cioè, qualcuno sapeva di Harry e Nola, lo sapeva già nell’estate del 1975. Un possibile indiziato! Perché Quebert non ne ha fatto parola? Eh? Perché??

Poche pagine dopo, scopriamo attraverso la testimonianza di un’amica che Nola veniva picchiata in casa. Stessa domanda di prima: Harry non ne sapeva nulla? Si amano, passano molto tempo insieme e lui non se ne accorge? Uhm… non mi convince. E infine la bomba, sganciata nelle ultime righe di questo stesso capitolo, il 21: l’amica dichiara che Nola doveva spogliarsi e lasciarsi toccare da un vecchio riccone del paese, un certo Elijah Stern. Cosa??? Il tutto mi sembra inverosimile e assurdo.

E a proposito di inverosimile e assurdo, vogliamo parlare delle lettere anonime che si scambiano Harry e Nola?

Tesoro mio, come puoi dire che non ti amo? Eccoti delle parole d’amore, parole eterne che vengono dal più profondo del cuore. Parole per dirti che penso a te ogni mattina appena mi sveglio…

Ma cos’è? Un grande scrittore di fama mondiale o un bambino delle elementari? La banalità di queste lettere mi ha fatto seriamente pensare di chiudere il libro. Però non l’ho fatto, e meno male perché ancora qualche capitolo ed ecco una nuova svolta, il pregio di questo romanzo peraltro: i colpi di scena.

Quale svolta? Harry e Jenny sono finalmente usciti insieme, lui per cercare di dimenticarsi di Nola, lei perché ne è follemente innamorata, ma la serata è stata un disastro e proprio mentre Jenny cerca di consolarsi prima di rientrare a casa arriva Travis Dawn, che casualmente passava davanti a casa sua. Questo Travis non mi convince. No. Per niente. E il suo movente sarebbe proprio Harry: togliendolo di mezzo avrebbe la strada libera per potersi finalmente dichiarare a Jenny.

Che dite, sarò stato lui? Ci sono altri due personaggi di cui sospetto: Luther Caleb, oscuro e misterioso, e la madre di Jenny (che mi sembra una squilibrata). Moltissima carne al fuoco, forse troppa.

Ultima osservazione: la relazione Gahalowood-Goldman. Ritengo che finora, tra tutte le coppie mal assortire descritte nel romanzo (Harry-Nola, i coniugi Quinn, Elijah-Luther ecc.) l’unica relazione, anche in senso platonico, ben descritta, addirittura quasi divertente, sia proprio l’amicizia che nasce tra il giovane scrittore e il sergente. Questi due, insieme, mi piacciono un sacco.

La verità sul caso Harry Quebert: iniziamo.

Ueilà readers! La verità sul caso Harry Quebert è un libro discusso e controverso. Si tratta di un giallo deduttivo francese che ha fin da subito fatto parlare di sé, probabilmente per via del fatto che il mistero ruota tutto intorno alla scomparsa di una ragazzina di 15 anni che ha avuto una storia d’amore con lo scrittore trentaquattrenne Harry Quebert.

Comunque vadano le cose, una relazione con una quindicenne è difficile da digerire. Sia che lo scrittore sia colpevole, sia innocente. A freddo: se anche lei si fosse innamorata perdutamente (e a quindici anni ci può stare), lui avrebbe dovuto avere la maturità sufficiente per 1. resistere alla tentazione e 2. spiegarle che l’amore come lo vivono loro quell’estate del ’75 prima o poi passa. Ma vabbè, forse anche lo scrittore era a digiuno d’amore, tutti cadiamo alle tentazioni prima o poi… quindi proseguiamo la lettura e vediamo cosa succede a questa improbabile coppia.

La storia comincia nel 2008, la prospettiva è quella dello scrittore Marcus Goldman, ma narra fatti accaduti nell’estate del  1975 attraverso numerosi salti temporali e cambi di prospettiva. A parlare, oltre a Goldman, c’è lo scrittore Harry Quebert insieme a numerosi altri testimoni, mentre per quanto riguarda i livelli narrativi, ne ho rilevati almeno cinque:

1° livello: 2008, Marcus Goldman, l’arresto di Quebert

2° livello: 1975, scomparsa di Nola Kellergan

3° livello: 1998-2002, periodo in cui Marcus va all’università e diventa amico del professore, maestro e scrittore Harry Quebert

4° livello: Le Origini del Male, il libro che ha consegnato alla fama Harry Quebert e che narra l’amore impossibile nato quell’estate.

5° livello: Il caso Harry Quebert, il libro che sta scrivendo Goldman per scagionare l’amico Harry

E poi ci sono i consigli di scrittura, con quel bizzarro capitolo iniziale numerato 31. Sì, perché oltre a essere l’indagine di un amico che crede nell’innocenza del suo maestro questo libro è anche un’indagine sulla scrittura e sulla fama.

Dunque, la struttura è abbastanza complessa ma ben riconducibile a una linea temporale precisa. L’indagine è misteriosa, una puntina scabrosa, ma accattivante. Ci sono numerosi colpi di scena. Direi che abbiamo per le mani un ottimo libro. Unica stonatura: l’autore è un po’ troppo prolisso per i miei gusti, a tratti ripetitivo. Se il libro riuscirà a sorprendermi, però, sono dispostissima a perdonarlo!

Ultimissima riflessione: Sospetto di Jenny! Sì, non fate quella faccia. La piccola, biondissima e carinissima camerierina ha un movente signori! La gelosia! E la madre? Naturalmente è la sua complice! Non sono neanche certa che sia l’unica… cosa mi dite del poliziotto rimasto ad Aurora perché perdutamente innamorato di lei? Lui sì che sarebbe in grado di nascondere le prove e manipolare un’indagine…

Assurdo? Voi di chi state sospettando?

Continuiamo a leggere per scoprirlo.