Il fiume, Peter Heller

Ueilà!

Oggi grazie a Solferino Editore e Bookrepublic vi parlo di un thriller avventuroso: Il fiume, di Peter Heller.

Due canoisti e un’avventura. Un incendio. Una donna da salvare. Un mistero.

Jack e Wynn sono i due giovani protagonisti della storia, esperti canoisti che hanno preparato con meticolosa precisione in loro viaggio lungo il fiume Maskwa in Canada.

Ma c’è un terzo protagonista: il dubbio.

Jack e Wynn sono due ottimi amici, si fidano l’uno dell’altro e sembrano fatti per viaggiare insieme. Ma sono due ragazzi molto diversi tra loro, ed è proprio il carattere di ciascuno di loro che farà germogliare il seme del dubbio, ovvero l’ingrediente che cambierà la rotta della loro avventura e li condurrà a una serie di scelte infelici e infine al disastro.

In primis c’è la nebbia che mette loro addosso insicurezza e paranoia. Poi l’incendio che farà ribollire i loro animi di paura e rabbia. La perdita di tutte le loro provviste, che insinuerà il timore di non riuscire a sopravvivere. La fame, che li indebolirà nel corpo e nello spirito. Un gran brutto presentimento, che oscura l’atmosfera rossastra dell’incendio. Infine gli incontri con altri due gruppi di canoisti uno più inquietante dell’altro. A questo punto, in un luogo isolato, insicuri su come procedere, il mondo smette di essere amichevole.

Chi sono i buoni? E chi i cattivi?

Se lo volete leggere, potete acquistarlo qui: Il fiume

Metempsicosi, di Stefano Caruso

Ueilà!

Metempsicosi, di Stefano Caruso, è un paranormal thriller. Vi state chiedendo cos’è un paranormal thriller? Ebbene, prima di Metempsicosi non avrei saputo rispondere. Forse, prima di Metempsicosi non sarebbe nemmeno esistita una risposta. Questo romanzo, infatti, intreccia due generi normalmente difficili da fondere efficacemente: il paranormale e il thriller. C’è un entità maligna e c’è la sparizione di quattro ragazzini in un villaggio del deserto: Tumbleweed. Da qui, un susseguirsi di linee spazio temporali che il Nac-B, una droga, permette a Sebastian e agli altri sensitivi di attraversare. O di perdercisi dentro, a seconda di come la vogliate vedere.

Quando si fa notte l’uomo mi aspetta,

perché l’uomo mi aspetta di notte?

Quando chiudo gli occhi l’ombra mi osserva,

perché l’ombra mi osserva tutte le volte?

Nel buio l’uomo mi guarda,

perché l’uomo mi guarda se muoio?

Quando sono solo l’uomo mi parla,

perché l’uomo mi parla se non voglio?

Negli specchi la sua ombra mi trova,

e io non ho ancora capito perché…

Quando mi nascondo l’uomo mi scova,

e la sua ombra mi osserva quando lui non c’è.

A metà strada tra Inception e Shutter Island, Metempsicosi è un romanzo costruito su un procedimento chiamato traslazione, ovvero la migrazione dell’io su un piano diverso dell’esistenza.

L’entità, però, dotata di una potenza inaudita, gioca spudoratamente con i livelli entro cui avvengono le traslazioni facendo smarrire (spesso impazzire) i personaggi e con essi il lettore. Il problema quindi diventa riuscire a orientarsi nella realtà, ammesso che sia davvero la realtà quella che si sta vivendo. A pensarci bene, c’è anche un po’ di Matrix in Metempsicosi, solo che i protagonisti non possono scegliere la pillola rossa o la pillola blu, sopraffatti dal Nac-B e dalle traslazioni indotte dall’entità stessa.

In Metempsicosi c’è una gran voglia da parte del protagonista (e anche da parte dell’autore) di rivincita e di rivalsa. Il percorso tuttavia è tortuoso e complesso e il finale per nulla scontato. Anzi, nella dimensione spazio temporale della lettura, sarà il lettore a essere chiamato al l’interpretazione attiva di un finale volutamente aperto.

Nota sull’autore: Stefano Caruso – già noto per aver pubblicato Il lascito. La caccia del falco. di cui attendo con ansia il prossimo volume – dimostra una maturità di scrittura notevole. Con questo romanzo ha affinato il suo talento e dotato il suo stile di una voce unica e propria.

Come sempre, vi suggerisco di acquistarlo qui sostenendo anche il blog: Metempsicosi

Storia di una ladra di libri

Ueilà!

Storia di una ladra di libri, di Markus Zusak, è un romanzo da acquistare e mettere in bella mostra nella propria libreria. E’ un romanzo per gli amanti dei libri, dell’oggetto libro, e per chi crede nel potere della parola.

La voce narrante è unica e singolare: la Morte. Personificazione più che mai azzeccata, la Morte nella Germania nazista degli anni quaranta aveva il suo bel daffare. Nonostante ciò, inciampa nella storia della protagonista e incontro dopo incontro ne dipinge la storia. La Morte in quegli anni era ovunque, proprio come lo è in qualità di voce narrante. Più volte dice di non immaginarla come un essere incappucciato e con la falce, ma la curiosità prevale: com’è la morte dunque? come si occupa delle anime che assiste? è un essere consistente o inconsistente (dopotutto il libro di Liesel lo afferra e se lo porta via)? Domande che se avessi davanti l’autore gli porrei immediatamente, insieme alla più ovvia: com’è stato per la Morte servire l’ascesa (o la discesa) dell’anima di Hitler?

Devo avvisarvi, la Morte ha un grandissimo difetto: un’incomprensibile passione per gli spoiler. Sì, non vi sto prendendo in giro. La Morte di Zusak ha il vizietto di spoilerarvi passi fondamentali del libro che ahimè, vi rovineranno gran parte della sorpresa. A onor del vero, il flash forward è una tecnica sottovalutata, un modo che si aggiunge alle molte peculiarità del libro di creare attesa e aspettativa. Ciò, ahimè, non cambia le cose: la Morte vi spoilererà almeno due scene fondamentali e ciò vi farà arrabbiare tantissimo.

Storia di una ladra di libri è un libro da leggere soprattutto per la capacità dell’autore di costruire personaggi che mano a mano che si conoscono si amano sempre di più. In primis il buon Hans, l’alto pittore dal cuore grande. Sua moglie, l’armadio. Max, l’ebreo che gli Hubermann nascondono in cantina. E il piccolo, grande Rudy. 

Dal punto di vista della morte:

Mi meraviglia sempre la forza degli esseri umani, che riescono ad alzarsi, seppure barcollando, persino quando fiumi di lacrime inondano i loro volti.

La grafica del libro è peculiare quanto il narratore: vengono utilizzati caratteri diversi e inseriti racconti con figure e didascalie.

La traduzione del titolo italiano vive una storia affascinante, almeno ai miei occhi. Pubblicato inizialmente come La bambina che salvava i libri, il libro viene ritradotto successivamente con un titolo più vicino all’originale The Book Thief, ovvero Storia di una ladra di libri. Il termine “ladra” non può infarto essere omesso dal titolo principalmente per due ragioni: la prima riguarda la fedeltà al titolo originale, la seconda risiede nel piacere e nel senso di rivalsa che la ragazza prova nell’atto di rubare.

Come sempre, vi lascio il link per acquistare il libro e sostenere il mio blog:

Se volete leggerlo in inglese, vi consiglio invece questa bellissima versione:

La ragazza della palude, di Delia Owens

Ueilà!

grazie a BookRepublic e Solferino Libri ho avuto l’opportunità di leggere La Ragazza della Palude, di Delia Owens, e ve ne parlo in punta di piedi perché questa è una storia bellissima, una di quelle che lasciano il segno.

Un libro che fa il suo sporco mestiere, se posso dirla come va detta. Un romanzo intenso, avvincente, inaspettato e travolgente.

Alla base della narrazione c’è un incidente, ma mano a mano che le indagini acquistano una struttura più solida si fa largo l’ipotesi di un omicidio. Un thriller, si potrebbe pensare. Ma più si entra nella storia più si comprende che il vero mistero da risolvere risulta essere Kya, l’indiscussa protagonista del romanzo, l’inafferrabile ragazza della palude. Non più soltanto un thriller, quindi, ma un romanzo molto più complesso e sfaccettato. Una ricerca del sè, un romanzo di formazione e – ciliegina sulla torta – una delicata storia d’amore.

Di Kya potremmo restare qui a parlare per ore e scrivere fiumi di parole. Il modo in cui cresce, la tenerezza con cui si affaccia alla vita in netto contrasto alla durezza della vita stessa, la solitudine a cui la vita la costringe, la cattiveria dei pregiudizi che la circondano… sono solo alcuni degli aspetti che puntano e colpiscono dritto al cuore. Tra flashback e salti temporali della narrazione, impariamo a conoscerla poco a poco proprio come un ricercatore che studia con timore e reverenza un animale maestoso e selvaggio.

Kya ci consegna la sua anima briciola dopo briciola mentre dà da mangiare ai gabbiani svelando un personaggio unico, ricco e formidabilmente complesso. E così, piano piano, si delinea una ragazza delicata come un fiore appena sbocciato, fragile e complesso come un intero ecosistema che brulica di vita, forte come una mantide religiosa, libera come un uccello.

Selvatica e determinata, Kya è un personaggio raro come la piuma bianca e sottile della coda di un uccello tropicale.

Due sono le caratteristiche che rendono unica La ragazza della palude: la sconfinata solitudine di Kya e la palude stessa dalla quale impara prima a sopravvivere e poi – attraverso l’osservazione dei comportamenti degli uccelli, degli insetti e dei pesci nei quali riconosce delle analogie con se stessa – impara a vivere.

L’acqua di palude è ferma e scura perché con le fauci fangose ha inghiottito tutta la luce. In questi recessi persino gli animali notturni si fanno diurni. Certo, qualche suono si sente, ma in confronto al pantano la palude è tranquilla perché la decomposizione è un lavoro cellulare. La vita decade e comincia a puzzare e torna nel sottobosco marcio; uno straziante sguazzare di morte che genera vita.

Lo stile e la capacità descrittiva dell’autrice hanno la capacità del pantano di intrappolare il lettore passo dopo passo senza che se ne accorga finché non alza gli occhi e si rende conto che è troppo tardi. Indietro non si torna. Questo romanzo, cioè, vuole farsi leggere. È una storia che con le sue fauci fangose avvolge, sporca, fa accelerare i battiti del cuore e poi li ferma all’improvviso.

Delia Owens è coautrice di tre saggi bestseller sulla sua vita da naturalista in Africa. Ha vinto il John Burroughs Award for Nature Writing e ha scritto, tra gli altri, per «Nature», «African Journal of Ecology», «International Wildlife». La Ragazza della Palude è il suo primo romanzo: in testa da mesi alle classifiche del «New York Times», diventerà presto un film prodotto da Reese Witherspoon per 20th Century Fox, ed è in corso di pubblicazione in 30 Paesi

Se non lo avete ancora fatto La ragazza della palude è un libro vi consiglio assolutamente di leggere. Una chicca. Se invece lo avete già letto, sono certa che sarete d’accordo con me nel ripensare alle pagine del libro con una sorta di affetto e tenerezza che difficilmente una storia è in grado di lasciare.

Come sempre, ci lascio il link di acquisto (attraverso il quale aiutate anche il mio blog a crescere senza spendere un centesimo in più): La ragazza della palude

🇬🇧

To my international friends I can only say: READ Where the Crawdads Sing! I’m definitely  sure you’ll enjoy it.

Kya Clark is an isolated girl who lives, no, better say learns to live in the swamplands. Abandoned by her family when she was only a little girl, Kya observes wildlife around her and imitates the tricks necessary to survive.

The reader follows Kya’s struggle to live (and love) from her childhood to her adolescence, jumping among recurrent narrative flashbacks. But if you think it is a traditional “coming-of-age-story” – a Bildungsroman that focuses on the psychological and moral growth of the protagonist from youth to adulthood – you are totally wrong. There is a mystery to solve, an accident that slowly appears to be what it really is: a murder.

Kya is a vivid and original character. The unfair prejudice around her mysterious figure keeps everyone at a distance, shaping her growth, but it does not keep the reader at distance. You’ll be glued to the pages so much you’ll find difficult to raise your eyes and stop reading.

Lungo Cammino Verso la Libertà.

Ueilà!

Per la #challenge di Giugno di @airals_world – #disneyjunechallenge – voglio parlarvi di “Lungo cammino verso la libertà”.

Per la prima tappa della challenge, ovvero “Cenerentola – un libro che si è rivelato unico”, ho scelto l’autobiografia di Nelson Mandela perché normalmente non leggo moltissime autobiografie, ma questa mi ha rapito il cuore.

Una vita unica, esemplare, intensa e così piena di sofferenza che pensare all’isola felice in cui sono nata mi fa sentire in imbarazzo.

Il libro ripercorre la vita di Mandela dall’infanzia nel Transkei fino al periodo immediatamente successivo la scarcerazione.

Ragazzi, 27 anni in carcere per un ideale.

Pensateci.

Bene, se lo avete fatto… ripensateci un altro po’.

27 lunghissimi e durissimi anni.

Gran parte del materiale fu preparato da Mandela stesso in carcere a Robben Island dove non ha smesso di essere se stesso e prodigarsi per i suoi fratelli.

Si, è questo per me il libro che si è rivelato unico.

Avete qualche autobiografia che vi ha cambiato il modo di vedere le cose da consigliarmi?

O semplicemente un’autobiografia che vi ha rapito?

🇬🇧Nelson Mandela’s autobiography changed my life.

I do not normally read autobiographies. Have you got any suggestions to keep on reading good ones?

Se volete visitare il blog di Airals, cosa che ovviamente vi suggerisco di fare: AiralsWorld

Se volete leggere il libro e sostenermi: Lungo cammino verso la libertà. Autobiografia

Pet Sematary, Stephen King

Ueilà!

Ho rimandato la lettura di questo romanzo perché sapevo, nella mia soglia di sopportazione della paura, che questo era uno di quelli che avrebbe richiesto il livello più alto.

E infatti non mi sbagliavo. Ma a causa dell’imminente uscita nelle sale cinematografiche del film – Pet Sematary del 9 Maggio distribuito dalla 20th Century Fox – mi sono armata a quattro mani, ho raccolto tutto il coraggio necessario e ho iniziato questa indescrivibile lettura prima che la visione del film me ne plasmasse i volti e le atmosfere.

Uscito nel 1983, Pet Sematary (Sperling and Kupfer) è un libro potente (come d’altronde quasi tutti i libri di King), agghiacciante e disturbante. Se si è genitori, parecchio disturbante in più rispetto al lettore senza figli.

Se pensate che King voglia parlarvi dei vostri teneri animaletti domestici vi sbagliate di grosso. In questo romanzo il Re vuole esplorare la debolezza della mente umana nel momento di maggiore difficoltà, ovvero quando è costretta a confrontarsi con la morte. L’essere umano non sa accettare la morte, non riesce ad arrendersi alla sua costante e paziente vittoria sulla vita. E questo sia quando bussa alla porta dei nostri animali domestici sia quando sfonda i portoni dei nostri famigliari o delle persone a noi più care, devastandoci completamente.

La morte è un mistero e la sepoltura è un segreto.

Questa esplorazione dei confini della mente umana ottenebrata dal dolore King la filtra attraverso un protagonista lucido ed attendibile, un medico, che insieme agli atri personaggi (tutti caratterizzati alla perfezione) rendono Pet Sematary un classico dell’horror incredibilmente credibile.

Dunque: c’è una famiglia appena arrivata in città. C’è un’interstatale su cui viaggiano camion a tutta velocità a qualsiasi ora del giorno e della notte. C’è una tragedia familiare. E poi c’è un antico e misterioso cimitero degli animali. Gli ingredienti principali che, mescolati con i tantissimi sapori che King sa accostare perfettamente, formano la ricetta perfetta di un classico che conoscono tutti.

La domanda è: cosa potrebbe succedere se esistesse un modo per eludere la morte?

Io ho letto il libro nell’edizione vintage in foto, con la copertina rossa. Come sempre, però, vi lascio il link per l’acquisto del libro nuovo via Amazon (per sostenere il blog senza che slow diate un centesimo di più).

Pet Sematary

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, Jonas Jonasson

Ueilà!

Oggi che ricorre la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, voglio parlarvi de Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (Bompiani) e del gruppo di lettura grazie a cui ho trovato la spinta giusta per leggerlo, ovvero Guess The Book Reading Challenge.

Questo fantastico gruppo di lettura – le cui organizzatrici sono Ilaria de AiralsWorld e Maria Cristina de Chronicles of a Bookaholic – sfida ogni mese i partecipanti alla lettura di due libri attraverso rebus e indovinelli che accendono la fantasia dei lettori prima ancora di sfogliarne la prima pagina.

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve lo volevo leggere da moltissimo tempo, da quando nel 2009 esordì come caso letterario.

Cosa posso dirvi… non lo assocerei a Forrest Gump come molti hanno invece fatto, ma qualcosa di geniale lo ha. (Ah, se non avete il dvd di Forrest nella vostra collezione bisogna rimediare immediatamente: Forrest Gump (Special Edition) (2 Dvd)).

Il centenario è un libro gradevole e leggero. Assurdo e divertente. In poche parole, una lettura che non può che farvi bene.

L’innocuo centenario pluriomicida scappa dalla casa di riposo dov’era finito poco prima del suo centesimo compleanno e da questo episodio – da questa audace fuga in pantofole – parte la narrazione della sua incredibile e paradossale vita.

Le avventure del vecchio lo porteranno a viaggiare dalla Svezia in tutto il mondo, a conoscere i più grandi potenti della terra e a ficcare il naso in quasi tutti gli episodi più importanti della storia novecentesca. Il tutto con una calma e pacifica attitudine verso le svolte imprevedibili del destino che farebbero invidia al Dalai Lama, forse l’unico personaggio con cui il centenario non abbia mai bevuto acquavite o dal quale non sia mai stato invitato a cena. Forse. Chi potrebbe affermarlo con certezza?

Come sempre vi lascio il link di acquisto:

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

e vi saluto con una piacevole notizia, ovvero l’uscita del “sequel” che leggerò mooolto presto!

Il centenario che voleva salvare il mondo