L’avvelenatrice, seconda tappa della lettura condivisa.

Prosegue la lettura condivisa (se vuoi sapere di cosa si tratta dai un’occhiata qui: Le avvelenatrici: il gruppo di lettura) de L’avvelenatrice di A. Dumas.

Alcuni dettagli sulla prima tappa: L’avvelenatrice, di Alexandre Dumas: iniziamo!

Proseguendo di buon passo, i capitoli 5, 6 e 7 delineano una marchesa calcolatrice, spietata e determinata nell’uccidere per interesse. Una donna spregiudicata che mette in pratica e affina magistralmente l’arte, se così si può definire, dell’avvelenamento. Una donna perfetta nella sua cattiveria, come direbbe Amalia de La penna nel cassetto. Manipolatrice, la sua anima è fredda e crudele. Il suo modo di porsi agli altri, impassibile e indecifrabile.

Nel quinto capitolo sono rimasta scioccata dalla morte di Santa Croce, personaggio cruciale e quindi, nel mio immaginario, intoccabile. E invece… l’amante della marchesa muore maneggiando un letalissimo veleno (contrappasso?). La sua morte risulta ancora più inaspettata se si riflette sulle conseguenze che essa porta con sé. Il defunto amante, infatti, lascia una misteriosa cassetta, una confessione e due testimonianze che inchiodano la marchesa e il loro complice Lachaussée.

Possibile dunque che una donna astuta e spregiudicata come la marchesa, una donna che ha ucciso tutta la sua famiglia, una donna con il sangue più freddo che abbia mai visto… si lasci incastrare in questo modo? Ma soprattutto, nella scena successiva, possibile che una donna di tal natura si lasci abbindolare da un abate qualunque? Mah, questo capitolo mi ha lasciato senza parole.

img_3806-2L’impressione generale del gruppo di lettura e della casa editrice Abeditore, data l’accuratezza dei dettagli e dello stile della quarta di copertina, è che Dumas padre abbia preso un fatto di cronaca e lo abbia trasformato in un racconto pieno di intrighi e perfidie. Attenzione, non si tratta di un racconto romanzato. Almeno, non è questa l’impressione che ne ho avuto fin’ora. Mi sembra piuttosto una prima sperimentazione letteraria da parte di Dumas che risulta del tutto simile a un prototipo di romanzo-inchiesta.

Il focus su cui si è svolta la discussione del salotto virtuale di questa seconda tappa riguarda la grafica della splendida edizione Abeditore che rende il libro un gioiellino da mettere in bella vista nella propria libreria. L’estetica di questa edizione e curata e dettagliata al pari dei contenuti: il formato del libro è molto piccolo, sottile e stampato su carta color avorio. La copertina pone al centro visivo un ampolla contenente del veleno verde, la cui etichetta è l’immagine di un teschio. L’ampolla viene poi incasellata nella seguente citazione:

E ciò fatto, sarà condotta in una carretta, a piè scalzi, colla corda al collo ed una torcia accesa del peso di due libbre in mano.

Nel risvolto di copertina, ovvero la bandella sinistra (vedi immagine sopra), vi è la conferma delle intenzioni dell’autore: “Alexandre Dumas di dedicò alla stesura di romanzi che narravano i crimini più efferati e storicamente noti. L’avvelenatrice fa parte proprio dei suoi “Crimes Célébres”…

img_3807-1Nella bandella di destra, invece, le informazioni sull’autore, il prezzo  (6,90€ veleni esclusi) e la raccomandazione di maneggiare il tutto con cura.

Un’edizione semplicemente speciale.

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L’avvelenatrice, di Alexandre Dumas: iniziamo!

Prima tappa della lettura condivisa de L’avvelenatrice (se volete saperne di più, leggete l’articolo in cui presento il gruppo: Le avvelenatrici: il gruppo di lettura).

Oggi abbiamo letto i primi quattro capitoli, concentrandoci sull’incipit che catapulta in pochissime parole direttamente dentro spazio e dentro tempo della storia:

Verso la fine dell’anno 1665, in una bella sera d’autunno, molta gente si accalcava sulla parte del Ponte Nuovo che scende verso la via Delfino.

Dunque, siamo nel 1665 a Parigi. Quattro righe per prendere per mano il lettore e accompagnarlo dentro la scena; quattro righe per creare la giusta atmosfera. Come direbbero le mie compagne di lettura, un inizio che conduce passo dopo passo nel cuore della storia e, aggiungo io, un incipit memorabile.

Nel corso della discussione della lettura con le altre lettrici e blogger, nel nostro salotto virtuale, sono state sollevate anche altre interessanti osservazioni. Come Le amiche del te, per esempio, che sono rimaste colpite dalla ricchezza dei personaggi.

Leggete la descrizione della marchesa e ditemi se non vi sembra di averla davanti agli occhi, sorridente e ammiccante:

A ventott’anni la marchesa di Brincilliers era in tutto lo splendore della beltà: di statura piccola, ma di forme perfette, aveva il volto tondo, d’incantevole leggiadria.

Tina, di Mangio le Parole, è rimasta invece catturata dallo stile di scrittura, uno stile classico dal punto di vista odierno, rivoluzionario ed enfatico se inserito nell’epoca dell’autore, definito non a caso il primo “imprenditore” francese della scrittura.

Personalmente, da questi primi capitoli io sono rimasta sopraffatta dagli oscuri intrighi della trama, che non vedo l’ora di proseguire.

A domani per i prossimi quattro capitoli!

Leggere d’estate

Sì, l’estate è tempo di vacanze. Ma non tutti in vacanza si possono permettere il lusso della lettura. Io per esempio ho una bimba di neanche tre anni che zampetta a destra e sinistra senza fermarsi mai e che mi costringe a inseguirla ovunque come Alice con il Bianconiglio. In vacanza, le sue energie si decuplicano.

Leggo più facilmente quando sono a casa.

Quando sono tranquilla e so per certo che se mi siedo sul divano per cinque minuti l’uragano bianconiglio non rischia di scivolare in un torrente. O ruzzolare giù per un sentiero. O farsi la pipì addosso mentre lancia sassi nel più bel lago mai visto. Totalmente incontaminato e sprovvisto di toelettes.

Però d’estate i miei tempi si distendono. Si dilatano. E per quasi due mesi interi il pensiero del lavoro mi sfiora a metà, regalandomi preziosissime ore per dedicarmi a ciò che amo: leggere.

Questa estate mi ha regalato il tempo di leggere Ventimila Leghe Sotto I Mari, di cui vi ho già parlato. Di partecipare alla #allevireadathon con Ikigai… di libri e altre passioni che sto amando alla follia (le ragazze stanno leggendo il terzo libro, Le ossa della principessa, ma io non sono riuscita a fermarmi e ho già finito il quarto!). Di iniziare la prova gratuita di 30 gg di Audible, esperimento di cui vi parlerò a breve (finita la prova) e che mi ha regalato Le assaggiatrici di Rossella Pastorino. E di iniziare, proprio oggi, Central Park di Guillaume Musso.

Amo l’estate. E oggi che il tempo si sta facendo incerto e una nube scura spunta all’orizzonte, inizio a sentire quella nostalgia che mi pervade quando giunge al termine.

Ventimila Leghe Sotto il Mare, J. Verne

Ueilà readers!

  • Mi è stato regalato Twenty Thousand Leagues Under the Sea by Jules Verne per il mio compleanno! La cosa più fantastigliosa è che i miei amici sapevano della mia collezione di Penguin Clothbound (vedi Il mio primo Clothbound) e si sono procurati non solo un classico della collezione, ma uno dei più belli! Sì, ho gli amici migliori del mondo, lo so!!
  • Twenty Thousand Leagues Under the Sea si presenta esteticamente come un libro bellissimo, con le sue meduse gialle che fluttuano in un misterioso mare nero. E come se non fosse abbastanza, le straordinarie illustrazioni di P. J. Hetzel accompagnano il viaggio della lettura pagina dopo pagina.
  • Come anticipato nel mio ultimo articolo (Ikigai Book Challenge), sto partecipando alla sfida posta dalle straordinarie lettrici del blog Ikigai… di libri e altre passioni e neanche a farlo apposta la mia estrazione di Luglio è stata: un classico! Riuscite a immaginarmi mentre mi sfrego soddisfatta le mani prima di iniziare a sfogliare Verne?
  • C’è solo un problema: il libro è in inglese, cosa che non mi crea problemi se non quello di rallentare il ritmo di lettura, è composto da 488 fittissime pagine e la scadenza è il 30 Luglio!
  • Meglio darsi una mossa!
  • A prestissimo readers, e come sempre… buona lettura!
  • La verità sul caso Harry Quebert: quanta carne al fuoco!

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    Ueilà readers! Siamo alla terza tappa della nostra lettura de La verità su caso Harry Qubert, di Joel Dicker. Oggi scambiamo qualche impressione sulla Parte Seconda, ovvero da pag 425 a pag 626.

    Facciamo il punto della situazione: il capitano Pratt è stato arrestato con l’accusa di molestie sessuali a danni di un minore, mica roba da poco insomma, e Marcus Goldman si è rimesso al lavoro per scrivere il romanzo su Harry Quebert e le indagini che sta conducendo sul caso.

    La seconda parte comincia con una sorta di ricostruzione del fatidico 30 Agosto 1975. Diverse questioni importanti rimangono senza risposta, sia per noi lettori, sia per Marcus Goldman e il suo libro, sia per Gahalowood che non sa che pesci pigliare, sia per Quebert che è ancora in prigione. I livelli narrativi sono molti, ma gli interrogativi rimangono validi per tutti:

    Qual’è il ruolo di Stern? Chi capita è Luther Caleb? La famiglia Kellergan c’è o ci fa? Harry Quebert perché non parla chiaro? Cosa continua a nascondere? Chi ha rubato il foglio nella cassaforte di Tamara? Chi ha scritto le lettere anonime a Quebert? Per caso è la stessa persona che ora le sta scrivendo a Marcus Goldman?

    Per aver superato la metà del libro sono ancora un mucchio di interrogativi…

    Brancolando nel buio più totale Gahalowood e Goldman vanno a interrogare la sorella di Luther Caleb, sperando di capire qualcosa di più su questa figura al limite del misterioso. Il ritratto che ne dipinge la sorella a miei occhi confonde ulteriormente le acque: Luther era un giovane promettente che amava dipingere. Un vero talento. Un artista. Vittima di uno spregevole incidente, la sua vita cambia radicalmente: aggredito da una banda di farabutti, la Banda dei calci piazzati, Luther si salva per miracolo rimanendo tuttavia storpio, deformato e con un grave difetto di pronuncia. Per due anni si richiude in casa, la sua vita bloccata, paralizzata, senza un futuro.

    Come se non fosse un’avventura abbastanza sconvolgente e assurda di suo, un bel giorno il signor Stern bussa proprio alla porta di Luther in cerca di aiuto per via di uno pneumatico bucato. Voilà, nel ringraziare Luther per l’aiuto ricevuto ecco che a Stern viene in mente di aver bisogno proprio di un autista!

    Ma le stranezze non finiscono qui. Tornando al 1975, quando il padre di Luther si rende conto della sua scomparsa, invece di rivolgersi alla polizia decide di cercarlo da solo per una settimana. Dunque: ci siamo già cascati per il padre di Nola, ora, caro signor Dicker, crede che ci ricaschiamo un’altra volta? E sopratutto, possibile che tutti i personaggi agiscano sempre facendo il contrario di ciò che andrebbe fatto? Come espediente narrativo ci sta, va bene confondere le acque, ma qui non stiamo esagerando?

    Bene, da questo momento in avanti Luther Caleb diventa il sospettato numero uno. Il padre di Luther, il signor Stern e Travis Dawn lo dipingono come uno che importunava le donne ed ecco dunque che anche noi dobbiamo berci questa panzana. Sì, sono rancorosa, ma tanto lo so già: questa è una falsa pista. Ne sono certa. Sento puzza di bruciato da qui, nel mio salotto, e questa puzza viene dall’America, dov’è ambientato il libro, ma soprattutto dalla Francia, dove presumo sia stato scritto. Insomma, miglia e miglia di puzza di bruciato.

    Proseguendo, assistiamo al tentativo di restaurare la reputazione di Nola. Da musa ispiratrice e ragazza innocente passa a essere una ragazzina maliziosa disposta a regalare servizietti gratuiti senza nessuna motivazione, ma ora che non serve più sospettare di lei Marcus (o l’autore?) si sente in dovere di ristabilire il suo nome: ecco dunque che si lascia ritrarre nuda da Luther in cambio dell’affitto della casa che Harry non si può più permettere. Mah, cosa ne pensate? Io credo che a quindici anni si abbiano diverse personalità, cioè, l’adolescenza è un periodo di ricerca del sé. Ci può stare, ma non mi convince del tutto. Oltretutto, questo desiderio (da parte di una quindicenne, non scordiamolo), di proteggere il suo amato (un uomo, grande e vaccinato) porterebbe Nola anche a casa dei Quinn dove sarebbe riuscita a monitorare il “povero” Robert affinché derubasse la moglie del biglietto che incriminerebbe Quebert. Mi sembra tutto molto assurdo, ma almeno siamo davanti al primo tentativo di rispondere alla prima delle domande poste a inizio articolo.

    Ma allora Luther avrebbe ucciso una giovane innocente perché si era invaghito di lei mentre lei amava un altro? Sbagliato! E infatti quando Gahalowood e Goldman vanno in cerca del capitano Pratt per ulteriori domande, ecco che lo trovano morto stecchito. si renderanno conto vero che qualcosa non quadra? Sì, vero? No. La seconda parte si conclude con l’ufficio del procuratore che dichiara responsabile della morte di Nola Kellergan e Deborah Cooper niente po po’ di meno che Luther Caleb.

    Mah, sono più confusa che all’inizio.

    Quando un amico

    Quando un’amico si avvicina con un libro in mano e un mezzo sorriso stampato in faccia i casi sono due: ha avuto un colpo di fulmine in biblioteca oppure ha trovato un tesoro e vuole condividerlo con te.

    Il secondo è ciò che mi è accaduto ieri. “Nico, ho appena finito di leggere questo libro. Ho pensato a te. Il finale è sublime. Devi assolutamente leggerlo, cazzo.”

    Voi che fareste? Io ho guardato la pila di libri da leggere che ho sul comodino, ho appoggiato L’amore che mi resta di fianco alla pila e poi l’ho ripreso subito in mano. Non ho dubbi, gli altri libri salteranno tutti un turno, stasera ho un appuntamento con Giada e Daria.

    Si comincia. Se volete leggerlo con me, preparatevi. È ora.

    Figlio del cimitero: lo leggiamo?

    Sì, leggiamolo! Figlio del cimitero è un libro leggero, una storia per ragazzi che possiede la forza giusta per intrattenere anche lettori più grandi.

    Neil Gaiman, autore anche di Stardust (che vi consiglio assolutamente), in questa avventura ci narra la storia di un ragazzo che dopo l’assassinio della sua famiglia viene adottato e cresciuto dagli abitanti di un antico cimitero.

    Una storia cupa, fantasy, un romanzo di formazione che affascina e ammalia. Se proprio devo trovargli un difetto posso dirvi che alcuni cambi di prospettiva mi sono risultati bruschi, ecco. Tanto per trovargli un neo.

    Lo potete acquistare qui – Il figlio del cimitero – e condividere la vostra esperienza di lettura seguendo gli articoli che ho scritto MentreLeggevo:

    Figlio del cimitero: iniziamo!

    Figlio del cimitero: Bod e il cimitero.

    Figlio del cimitero: Scarlett

    Figlio del cimitero: Bod cresce

    Buona lettura!