Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, Jonas Jonasson

Ueilà!

Oggi che ricorre la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d’Autore, voglio parlarvi de Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve (Bompiani) e del gruppo di lettura grazie a cui ho trovato la spinta giusta per leggerlo, ovvero Guess The Book Reading Challenge.

Questo fantastico gruppo di lettura – le cui organizzatrici sono Ilaria de AiralsWorld e Maria Cristina de Chronicles of a Bookaholic – sfida ogni mese i partecipanti alla lettura di due libri attraverso rebus e indovinelli che accendono la fantasia dei lettori prima ancora di sfogliarne la prima pagina.

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve lo volevo leggere da moltissimo tempo, da quando nel 2009 esordì come caso letterario.

Cosa posso dirvi… non lo assocerei a Forrest Gump come molti hanno invece fatto, ma qualcosa di geniale lo ha. (Ah, se non avete il dvd di Forrest nella vostra collezione bisogna rimediare immediatamente: Forrest Gump (Special Edition) (2 Dvd)).

Il centenario è un libro gradevole e leggero. Assurdo e divertente. In poche parole, una lettura che non può che farvi bene.

L’innocuo centenario pluriomicida scappa dalla casa di riposo dov’era finito poco prima del suo centesimo compleanno e da questo episodio – da questa audace fuga in pantofole – parte la narrazione della sua incredibile e paradossale vita.

Le avventure del vecchio lo porteranno a viaggiare dalla Svezia in tutto il mondo, a conoscere i più grandi potenti della terra e a ficcare il naso in quasi tutti gli episodi più importanti della storia novecentesca. Il tutto con una calma e pacifica attitudine verso le svolte imprevedibili del destino che farebbero invidia al Dalai Lama, forse l’unico personaggio con cui il centenario non abbia mai bevuto acquavite o dal quale non sia mai stato invitato a cena. Forse. Chi potrebbe affermarlo con certezza?

Come sempre vi lascio il link di acquisto:

Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

e vi saluto con una piacevole notizia, ovvero l’uscita del “sequel” che leggerò mooolto presto!

Il centenario che voleva salvare il mondo

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L’ombra dello scorpione, Stephen King

Per l’iniziativa di @readbelieve e @silvia_inunclick – #inchiostroecaffeina – oggi sorseggio un caffè alto ripensando al viaggio maestrale che ha rappresentato la lettura de “L’ombra dello scorpione” (Bompiani) di Stephen King.

L’ombra dello scorpione è un libro di più di 500 pagine – mooolte di più – che trascina il lettore nella lotta tra il bene e il male in una realtà post apocalittica in cui un’epidemia ha colpito quasi per intero il genere umano.

C’è tutto il King di cui aver bisogno.

Ma perché mai il titolo originale “The stand” è arrivato nelle edizioni italiane a essere tradotto come “L’ombra dello scorpione”? Tra tutte le leggende in cui mi sono imbattuta, la più verosimile riferisce che piuttosto di un titolo letterale – come per esempio La resistenza, che avrebbe potuto trarre il lettore in inganno facendolo forse pensare a un libro storico sulla Resistenza – gli editori abbiano preferito tentare di accattivare il lettore rifacendosi a un passaggio in cui viene descritto il diabolico (ma ahimè, anche molto affascinante) Randal Flagg:

Lui non muore mai. […] È nei lupi, cavoli, sì. I corvi. I serpenti a sonagli. L’ombra del gufo a mezzanotte e lo scorpione a mezzogiorno»).

Un libro chilometrico, come il viaggio dei protagonisti, città dopo città, alla ricerca di altri sopravvissuti con cui ricostruire una società. Un viaggio incommensurabile. Un viaggio attraverso la grandezza e la meschinità del genere umano.

Un viaggio che vi consiglio assolutamente di intraprendere prima o poi.

Link:

Blog di Readbelieve: Read is believing

Blog di SilviaInunclick: Il piacere della lettura

Link di acquisto Amazon: L’ombra dello scorpione. Ediz. integrale

The Outsider, Stephen King

Un altro colpo messo a segno dallo scrittore che conosce il male e tutte le sue innumerevoli facce meglio di chiunque altro: Stephen King.

Parliamo dunque di The Outsider, del Re del brivido, edito Sperling & Kupfer.

Ve lo devo dire, questo è un libro che mi ha fatto arrabbiare. E tanto anche. La prima metà del libro mi ha spaccato il cervello in due, totalmente incapace di decidere quale verità fosse quella giusta in cui schierarsi.

In questa prima fase del libro King non solo getta le basi della storia, non sta solo accompagnando il lettore verso l’incontro con l’ignoto… ma si sta anche divertendo come un matto a farlo impazzire. E io per questo l’ho odiato, ma anche amato di amore vero.

The Outsider vi mostra uno Stephen King che accarezza l’ignoto e corteggia il soprannaturale, ma lo fa vent’anni dopo IT (link di acquisto in italiano: It), con protagonisti adulti e intrisi di razionalità. Non più bambini capaci di vedere attraverso quel velo che separa l’innocenza dall’esperienza.

Alibi, impronte digitali, video della sorveglianza, dna… come coniugarle con la mutevolezza del male?

Nella seconda parte del libro, invece, mentre la storia raggiunge il climax, King continua ad ammiccare al lettore con riferimenti ad alcuni dei suoi romanzi passati in un vortice di easter eggs che esaltano il lettore più esperto.

King ci aveva già dimostrato di essere perfettamente in grado di coniugare, e di farlo in modo convincente, razionale e sovrannaturale in tutti i suoi libri. Ce n’è uno, però, in cui la parte razionale viene affiancata alla logica poliziesca del metodo scientifico e delle prove schiaccianti: la trilogia di Mr Mercedes (link di acquisto qui: Mr. Mercedes, Chi perde paga, Fine turno) e dopo l’incredibile successo ottenuto, King prosegue su questa strada, anzi l’affina, dimostrando di poter far irrompere la presenza sovrannaturale nella realtà quotidiana piegandola a suo piacimento nel modo più convincente possibile.

Ho iniziato a leggere e a amare King più di dieci anni fa e da allora questo scrittore non mi fa dormire sogni tranquilli. Eppure sono sempre qui, con un suo libro in mano, in attesa del prossimo oppure alla ricerca di qualche pubblicazione passata che mi è sfuggita. Con King sono cresciuta come lettrice e come persona. Leggetelo, non ve ne pentirete.

Come sempre, se volete sostenere il mio lavoro, vi lascio i link di acquisto:

Copertina rigida: The outsider

Copertina rigida e in lingua originale:The outsider

L’avvelenatrice, quarta e ultima tappa

Siamo giunti al termine del nostro libro, L’avvelenatrice, e del nostro gruppo di lettura: Le avvelenatrici.

Prima di concludere la discussione del libro, ci tenevo a mostrarvi la patente Di avvelenatrice che le organizzatoci del GDL (curatrici dei blog: La penna nel cassetto e Un libro sul comodino) ci hanno dato a fine lettura. Un pensiero semplice e tuttavia fantastico, grazie di cuore. Mi aiuterà a ricordare con affetto di aver condiviso questa lettura con delle lettrici superbe.

Come vi avevo anticipato nella tappa precedente(vedi L’avvelenatrice, terza tappa della lettura condivisa), mi piacerebbe approfondire i metodi di “giustizia” del 1600, in pratica soffermarmi sui due esempi che il libro ci presenta: lo stivaletto applicato al complice Lachausée e la condanna della marchesa, la decapitazione, alla quale la protagonista arriverà non prima di essere stata sottoposta a tortura.

Nel primo caso, Lachaussée viene arrestato e trovato con indosso del veleno. La causa fu portata davanti al tribunale ma lui “negò con ostinazione, ed i giudici, non avendo bastati prove contro di lui, lo condannato alla tortura”.

La pratica a cui viene sottoposto è lo “stivaletto”, pratica in cui le gambe vengono legate insieme e inserite in una sorta di stivale di ferro, che il boia stringe fino allo spappolamento delle ossa.

Lo stivale era considerata dai testimoni dell’epoca la tortura piu’ violenta e crudele al mondo e il castigo proseguiva finche’ la vittima confessava. Lachaussée, in quanto complice di Santa Croce, è in possesso di informazioni come la composizione dei veleni, antidoti, ulteriori complici… il cui valore viene considerato più importante della vita dell’imputato previo maciullamento delle sue carni. Per fortuna, tempi molto lontani dai nostri.

Nel caso della marchesa, invece, se da una parte la confessione delle stesse informazioni ha un peso per il processo altrettanto importante se non maggiore, attraverso la sua tortura perviene non solo il tentativo ultimo di venire a conoscenza di complici, trame, composizioni chimiche e relativi antidoti, ma anche un nuovo elemento: quello della purificazione dell’anima attraverso la sofferenza e le pene patite.

Alla marchesa di Brinvilliers tocca la tortura dell’acqua, supplizio in cui l’accusato viene disteso supino su un cavalletto, legato, e obbligato a bere litri e litri d’acqua attraverso un imbuto.

Terminata la tortura, infatti, prima di essere portata al patibolo, con le carni lacerate e i legamenti rotti la Marchesa chiede al confessore: “i miei carnefici non mi hanno forse flagellata come Gesù Cristo?”

Per finire la Marchesa di Brinvilliers viene decapitata e il suo corp, poi, bruciato al rogo. Ma fate attenzione alle ultime righe di Dumas:

L’indomani si cercavano le ceneri della marchesa di Brinvillers, perché il popolo la credeva una santa.

Un personaggio indecifrabile, una donna che fino alla fine non si sa davvero cosa pensi e, viceversa, cosa pensare di lei.

 

L’avvelenatrice, seconda tappa della lettura condivisa.

Prosegue la lettura condivisa (se vuoi sapere di cosa si tratta dai un’occhiata qui: Le avvelenatrici: il gruppo di lettura) de L’avvelenatrice di A. Dumas.

Alcuni dettagli sulla prima tappa: L’avvelenatrice, di Alexandre Dumas: iniziamo!

Proseguendo di buon passo, i capitoli 5, 6 e 7 delineano una marchesa calcolatrice, spietata e determinata nell’uccidere per interesse. Una donna spregiudicata che mette in pratica e affina magistralmente l’arte, se così si può definire, dell’avvelenamento. Una donna perfetta nella sua cattiveria, come direbbe Amalia de La penna nel cassetto. Manipolatrice, la sua anima è fredda e crudele. Il suo modo di porsi agli altri, impassibile e indecifrabile.

Nel quinto capitolo sono rimasta scioccata dalla morte di Santa Croce, personaggio cruciale e quindi, nel mio immaginario, intoccabile. E invece… l’amante della marchesa muore maneggiando un letalissimo veleno (contrappasso?). La sua morte risulta ancora più inaspettata se si riflette sulle conseguenze che essa porta con sé. Il defunto amante, infatti, lascia una misteriosa cassetta, una confessione e due testimonianze che inchiodano la marchesa e il loro complice Lachaussée.

Possibile dunque che una donna astuta e spregiudicata come la marchesa, una donna che ha ucciso tutta la sua famiglia, una donna con il sangue più freddo che abbia mai visto… si lasci incastrare in questo modo? Ma soprattutto, nella scena successiva, possibile che una donna di tal natura si lasci abbindolare da un abate qualunque? Mah, questo capitolo mi ha lasciato senza parole.

img_3806-2L’impressione generale del gruppo di lettura e della casa editrice Abeditore, data l’accuratezza dei dettagli e dello stile della quarta di copertina, è che Dumas padre abbia preso un fatto di cronaca e lo abbia trasformato in un racconto pieno di intrighi e perfidie. Attenzione, non si tratta di un racconto romanzato. Almeno, non è questa l’impressione che ne ho avuto fin’ora. Mi sembra piuttosto una prima sperimentazione letteraria da parte di Dumas che risulta del tutto simile a un prototipo di romanzo-inchiesta.

Il focus su cui si è svolta la discussione del salotto virtuale di questa seconda tappa riguarda la grafica della splendida edizione Abeditore che rende il libro un gioiellino da mettere in bella vista nella propria libreria. L’estetica di questa edizione e curata e dettagliata al pari dei contenuti: il formato del libro è molto piccolo, sottile e stampato su carta color avorio. La copertina pone al centro visivo un ampolla contenente del veleno verde, la cui etichetta è l’immagine di un teschio. L’ampolla viene poi incasellata nella seguente citazione:

E ciò fatto, sarà condotta in una carretta, a piè scalzi, colla corda al collo ed una torcia accesa del peso di due libbre in mano.

Nel risvolto di copertina, ovvero la bandella sinistra (vedi immagine sopra), vi è la conferma delle intenzioni dell’autore: “Alexandre Dumas di dedicò alla stesura di romanzi che narravano i crimini più efferati e storicamente noti. L’avvelenatrice fa parte proprio dei suoi “Crimes Célébres”…

img_3807-1Nella bandella di destra, invece, le informazioni sull’autore, il prezzo  (6,90€ veleni esclusi) e la raccomandazione di maneggiare il tutto con cura.

Un’edizione semplicemente speciale.

L’avvelenatrice, di Alexandre Dumas: iniziamo!

Prima tappa della lettura condivisa de L’avvelenatrice (se volete saperne di più, leggete l’articolo in cui presento il gruppo: Le avvelenatrici: il gruppo di lettura).

Oggi abbiamo letto i primi quattro capitoli, concentrandoci sull’incipit che catapulta in pochissime parole direttamente dentro spazio e dentro tempo della storia:

Verso la fine dell’anno 1665, in una bella sera d’autunno, molta gente si accalcava sulla parte del Ponte Nuovo che scende verso la via Delfino.

Dunque, siamo nel 1665 a Parigi. Quattro righe per prendere per mano il lettore e accompagnarlo dentro la scena; quattro righe per creare la giusta atmosfera. Come direbbero le mie compagne di lettura, un inizio che conduce passo dopo passo nel cuore della storia e, aggiungo io, un incipit memorabile.

Nel corso della discussione della lettura con le altre lettrici e blogger, nel nostro salotto virtuale, sono state sollevate anche altre interessanti osservazioni. Come Le amiche del te, per esempio, che sono rimaste colpite dalla ricchezza dei personaggi.

Leggete la descrizione della marchesa e ditemi se non vi sembra di averla davanti agli occhi, sorridente e ammiccante:

A ventott’anni la marchesa di Brincilliers era in tutto lo splendore della beltà: di statura piccola, ma di forme perfette, aveva il volto tondo, d’incantevole leggiadria.

Tina, di Mangio le Parole, è rimasta invece catturata dallo stile di scrittura, uno stile classico dal punto di vista odierno, rivoluzionario ed enfatico se inserito nell’epoca dell’autore, definito non a caso il primo “imprenditore” francese della scrittura.

Personalmente, da questi primi capitoli io sono rimasta sopraffatta dagli oscuri intrighi della trama, che non vedo l’ora di proseguire.

A domani per i prossimi quattro capitoli!

Leggere d’estate

Sì, l’estate è tempo di vacanze. Ma non tutti in vacanza si possono permettere il lusso della lettura. Io per esempio ho una bimba di neanche tre anni che zampetta a destra e sinistra senza fermarsi mai e che mi costringe a inseguirla ovunque come Alice con il Bianconiglio. In vacanza, le sue energie si decuplicano.

Leggo più facilmente quando sono a casa.

Quando sono tranquilla e so per certo che se mi siedo sul divano per cinque minuti l’uragano bianconiglio non rischia di scivolare in un torrente. O ruzzolare giù per un sentiero. O farsi la pipì addosso mentre lancia sassi nel più bel lago mai visto. Totalmente incontaminato e sprovvisto di toelettes.

Però d’estate i miei tempi si distendono. Si dilatano. E per quasi due mesi interi il pensiero del lavoro mi sfiora a metà, regalandomi preziosissime ore per dedicarmi a ciò che amo: leggere.

Questa estate mi ha regalato il tempo di leggere Ventimila Leghe Sotto I Mari, di cui vi ho già parlato. Di partecipare alla #allevireadathon con Ikigai… di libri e altre passioni che sto amando alla follia (le ragazze stanno leggendo il terzo libro, Le ossa della principessa, ma io non sono riuscita a fermarmi e ho già finito il quarto!). Di iniziare la prova gratuita di 30 gg di Audible, esperimento di cui vi parlerò a breve (finita la prova) e che mi ha regalato Le assaggiatrici di Rossella Pastorino. E di iniziare, proprio oggi, Central Park di Guillaume Musso.

Amo l’estate. E oggi che il tempo si sta facendo incerto e una nube scura spunta all’orizzonte, inizio a sentire quella nostalgia che mi pervade quando giunge al termine.