Ready Player One: il gioco nel gioco

Inseriamo il gettone: Ready Player One. Primissimi capitoli. Il mondo è un brutto posto. Le persone vivono, si innamorano, vanno a scuola, insomma, trascorrono le loro giornate su OASIS, una realtà virtuale accessibile a tutti. Il sistema ha esaurito le sue risorse, la povertà dilaga. Detta così non sembrerebbe una trama originalissima, eppure fin dalle primissime righe mi ha incollato alla pagina.

Di OASIS mi affascina l’idea che racchiuda tutti i mondi fantastici mai creati dall’uomo, trasformandoli in realtà virtuale. Il libro si concentra sui luminosi, rumorosi e ignegnosi anni 80′, anzi, ne è quasi una dichiarazione d’amore. Insomma, l’idea di un contenitore tridimensionale che racchiuda tutti gli universi nati dalla fantasia dell’uomo (anni 80′ e non) è il primo dei pregi che considero appetitosi in questo libro.

Il secondo è lo stile, fin dalle prime pagine serrato e scorrevole. La scrittura è leggera, senza fronzoli e diretta a mandare avanti la trama. Per ora, un romanzo da leggere tutto d’un fiato.

Il terzo pregio è la mise an abyme, mi affascina sempre in un romanzo. Il tentativo, cioè, di ricreare attraverso un espediente narratologico il ripetersi di un evento, una storia nella storia, o, nel nosro caso, il gioco nel gioco. Il protagonista si collega a OASIS ed è proprio sul piano di questa realtà virtuale che comincia la caccia declinata a sua volta in una serie di giochi. Piccola osservazione, a me sembra che il mondo descritto in OASIS sia più reale (minuzioso, dettagliato), concreto forse è la parola più adatta, del piano della realtà dove il protagonista dorme e mangia.

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