L’avvelenatrice, di Alexandre Dumas: iniziamo!

Prima tappa della lettura condivisa de L’avvelenatrice (se volete saperne di più, leggete l’articolo in cui presento il gruppo: Le avvelenatrici: il gruppo di lettura).

Oggi abbiamo letto i primi quattro capitoli, concentrandoci sull’incipit che catapulta in pochissime parole direttamente dentro spazio e dentro tempo della storia:

Verso la fine dell’anno 1665, in una bella sera d’autunno, molta gente si accalcava sulla parte del Ponte Nuovo che scende verso la via Delfino.

Dunque, siamo nel 1665 a Parigi. Quattro righe per prendere per mano il lettore e accompagnarlo dentro la scena; quattro righe per creare la giusta atmosfera. Come direbbero le mie compagne di lettura, un inizio che conduce passo dopo passo nel cuore della storia e, aggiungo io, un incipit memorabile.

Nel corso della discussione della lettura con le altre lettrici e blogger, nel nostro salotto virtuale, sono state sollevate anche altre interessanti osservazioni. Come Le amiche del te, per esempio, che sono rimaste colpite dalla ricchezza dei personaggi.

Leggete la descrizione della marchesa e ditemi se non vi sembra di averla davanti agli occhi, sorridente e ammiccante:

A ventott’anni la marchesa di Brincilliers era in tutto lo splendore della beltà: di statura piccola, ma di forme perfette, aveva il volto tondo, d’incantevole leggiadria.

Tina, di Mangio le Parole, è rimasta invece catturata dallo stile di scrittura, uno stile classico dal punto di vista odierno, rivoluzionario ed enfatico se inserito nell’epoca dell’autore, definito non a caso il primo “imprenditore” francese della scrittura.

Personalmente, da questi primi capitoli io sono rimasta sopraffatta dagli oscuri intrighi della trama, che non vedo l’ora di proseguire.

A domani per i prossimi quattro capitoli!

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Il rinomato catalogo Walker & Dawn, di Davide Morosinotto

Ho scelto Il rinomato catalogo di Walker & Dawn puramente attratta dalla copertina, senza avere la più pallida idea del suo contenuto.

Non sono cascata male, amici. Anzi.

Vincitore del superpremio Andersen 2017, Il rinomato catalogo di Walker & Dawn prende dalla primissima pagina, la più stramba nota del traduttore che abbia mai letto:

Edito da Mondadori, ambientato nei pressi di una palude della Luisiana nel 1904, racconta le avventure di quattro ragazzi, Te Trois, Eddie e Tit e Julie che in comune hanno tre dollari e un catalogo di vendita per corrispondenza.

Un libro per ragazzi, un’avventura che consiglio a tutti. Lo trovate qui, sostenendo anche il mio blog: Il rinomato catalogo Walker & Dawn

Noir, di Christopher Moore

Ciao amici lettori,

aspettavo questo titolo con grande trepidazione e… ne sono rimasta delusissima. Sigh. Argh. Uff.

Ho atteso qualche mese, ho aspettato che la ferita si rimarginasse, per parlarvene il più lucidamente possibile e priva di dolore. Ma vi avvertire, non sarà così. Aspettare non è valso a nulla. A quanto pare questa delusione non riesco proprio a superarla.

1947. San Francisco. Una bionda misteriosa. Un barista in un localaccio notturno. Un serpente. Un cadavere. Ecco gli ingredienti che danno vita a questo giallo.

Noir è la rivisitazione ironica e sagace, alla Moore quindi, del genere “noir” tanto per dire un’ovvietà. Ma il fatto è che… non prende. Mi spiego meglio, gustati i vari giochi letterari sui quali ruota la revisitazione del genere noir, i contenuti non acchiappano. E appena iniziano a farlo, appare un tocco narrativo strambissimo: l’uomoluna. E qui, ragazzi, mi sono persa.

Gli alieni nello sviluppo di quello che sembrava un assassinio a carico di un serpente mi hanno sconvolto e scombussolato.

Sono arrivata alla fine del libro senza alcuna difficoltà. La storia scorre bene, i personaggi piacciono, lo stile è il suo: inconfondibile. Tuttavia, ho girato l’ultima pagina completamente disorientata, chiedendomi: cosa caspita ho appena finito di leggere?

Come sempre, vi lascio il link d’acquisto per sostenere il blog anche se in questo caso non sono affatto certa che si tratti di un consiglio di lettura, quanto piuttosto di una sfida o un attacco alla vostra curiosità: Noir

Quasi dimenticavo! I romanzi di Moore sono editi da una casa editrice bellissima, che adoro dalla prima all’ultima pagina stampata: http://www.elliotedizioni.com

Buona lettura amici. E attenti gli uomini luna.

Una doppia storia, di Tiziana M.L.Gazzola

Gazzola_cover 2Una doppia storia. La bella moglie del farmacista. La moglie dell’americano di Tiziana M. L. Gazzola è un libro che non avrei mai letto se Caoserfa Edizioni non lo avesse caldamente raccomandato. E sono ben lieta che lo abbia fatto, perchè è un vero e proprio gioiellino di bildungsroman novecentesco dalle tinte autobiografiche che diversamente non avrei mai scoperto.

In passato il romanzo di formazione seguiva le tracce e l’evoluzione del protagonista verso la maturazione con lo scopo di promuovere l’integrazione sociale del protagonista. Una doppia storia, invece, è un romanzo di formazione in senso più moderno, novecentesco appunto: racconta emozioni, ricordi, sentimenti senza nessuna pretesa di approvazione. La protagonista, anzi, più volta manifesta il sentimento di estraneità o incapacità di comunicare con il prossimo.

In Una doppia storia si narrano le vicende che hanno visto l’autrice diventare prima madre e poi se stessa attraverso le peripezie della madre (amata, ammirata e contrastata) e della sua famiglia in uno squarcio di Storia del ‘900 veneto. Un’infanzia che ho mancato di pochissimo, sia geograficamente sia temporalmente, ma che in un dialetto diverso mi è stata raccontata più e più volte da mia madre e da mia nonna. Un’infanzia fatta di tradizioni, abitudini, doveri e profumi intensi.

Lo consiglio a chi è nostalgico, a chi è interessato agli studi di genere, alla nostra storia e a chi è appassionato alle tradizioni.

 

Link acquisto: Una doppia storia

Douglas Adams: Dirk Gently, Agenzia Investigativa Olistica

Ueilà readers!

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Oggi vi parlo di uno dei romanzi più strambi che abbia mai letto: Dirk Gently, Agenzia Investigativa Olistica di Douglas Adams.

Cos’è Dirk Gently, Agenzia Investigativa Olistica? Cos’è?! Ehm… dunque… che è un romanzo molto strano l’ho già detto?

L’ho scelto perché amo l’autore, questo titolo mi mancava e mi serviva giusto una scusa, ovvero l’estrazione della challenge di Giugno (quale challenge???? dai sù, la Ikigai Book Challenge !!) per far passare Dirk Gently avanti nella mia lista dei libri da leggere! Quale categoria mi era capitata? Viaggi nel Tempo.

Douglas Adams è uno degli scrittori di fantascienza più folle, geniale e divertente che abbia mai letto. In questo romanzo ci sono:

  • gatti scomparsi (no, non sono morti, tranquilli. Sono solo momentaneamente – in alcuni casi anche da più di vent’anni – assenti).
  • un monaco elettrico (sì, avete letto bene, elettrico) progettato per aver fede in tutto quello che lo circonda. Il monaco in questione è un androide difettoso, almeno credo.
  • un’agenzia investigativa che oltre ad occuparsi di gatti scomparsi opera nel settore olistico, ovvero l'”interconnessione fondamentale di tutte le cose”
  • un investigatore, Dirk Gently, noto anche come Svlad Cjelli, specializzato in gatti scomparsi, divorzi complicati e, a quanto sembra, salti temporali.
  • il professor Reg che ha un’età “sul versante anziano del completamente indeterminato”
  • diversi altri personaggi tra cui Samuel Taylor Coleridge, poeta e grande conoscitore di mostri melmosi.
  • un po’ di meccanica quantistica che non fa mai male e un divano incastrato nelle scale del nostro protagonista: un programmatore informatico nerd temporaneamente posseduto da un fantasma.

Allora, avete capito tutto? Glisso la trama perché con gli elementi sopra elencati mi pare che sia tutto chiaro.

Ah dimenticavo! Dirk, Reg e Richard MacDuff, il programmatore nerd, hanno il compito di salvare il mondo da spregevoli creature melmose (vedi S. T. Coleridge che di esse ne sapeva più di quanto volesse far credere). A dire il vero, l’artefice della distruzione della terra dovrebbe essere un fantasma molto cattivo che per errore ha ucciso tutto il suo equipaggio. Non ho il coraggio di dirvelo, tuttavia devo: il fantasma è un alieno. Tutto chiaro?

Scherzi a parte, ecco la mia interpretazione: l’alieno, miliardi di anni fa, ha commesso una manovra che ha bloccato la sua nave spaziale e ucciso tutto il suo equipaggio. Da qui, il terribile errore che, se interpreto correttamente, ha dato origine alla vita. La sua punizione è quella di trascorrere l’eternità a vagare sulla terra, come un fantasma, a guardare il lento evolversi di forme intelligenti. Il fantasma possiede Coleridge, che scrive Kubla Kan, ma che non riesce a terminare costringendo il fantasma a continuare la sua espiazione. Che di espiazione, poi, non si tratta affatto dato che il fantasma, come ho detto, è molto cattivo e vuole tornare indietro nel tempo per correggere il suo errore, ovvero, la nascita della vita.

Infine, lo spazio dedicato agli animali. Oltre ai mostri marini vale la pena di ricordare il cavallo del monaco elettrico, finito per errore nel bagno di Reg, e l’albatross, che se non ho capito male, prima che Dirk facesse un salto nell’ottocento a dare qualche dritta poetica a Coleridge, doveva essere un asteroide.

Una lettura condita di nonsense e di pause durante le quali alzerete gli occhi per domandarvi “ma cosa caspita ho appena letto?!”

Insomma, una lettura spassosa, divertente e per nulla chiara.

Posso solo augurarvi una cosa: che abbiate un divano comodo sul quale sedervi e leggere questo gioiellino!

Ah, se volete acquistarlo… fatelo attraverso questo link e mi aiuterete a far crescere il blog! Dirk Gently, agenzia investigativa olistica

I Moebius, di Umberto Pagotto

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La ricerca

L’inizio del primo capitolo mi ha fatto immaginare una scena alla Guerre Stellari: lo spazio infinito e una nave spaziale che appare dove fino a un attimo prima v’era il nulla. E’ così che comincia la ricerca dei Moebius, una popolazione aliena alla ricerca di forme di vita intelligenti.

La fusione di casta

Durante i viaggi spaziali interdimensionali  i Moebius non possono accedere alla fusione di casta, un’interconnesione tra gli alieni che permette loro di sentire le emozioni, le intenzioni e gli stati d’animo di tutta la popolazione connessa. Ecco, questo è l’aspetto che più mi ha affascinato del libro. Stando al narratore, la scoperta dei nanorobot fu di natura militare. Poi però le cose presero una piega diversa, i nanorobot infettarono la popolazione e tutti si trovarono connessi gli uni agli altri. La cosa inaspettata? Questo mise fine a ogni guerra. Non si può combattere contro qualcuno di cui conosci praticamente tutto e di cui leggi ogni emozione.

A quel punto ogni conflitto sparì, tutti cominciarono a badare agli altri come fossero estensioni di se stessi

Voilà, la rivoluzione è servita. Un passo avanti nell’evoluzione che ha permesso ai Moebius di concentrarsi e risolvere tutti problemi legati alla sopravvivenza: gestione delle risorse, sviluppo tecnologico, assetto sociale.

L’unico problema, quando l’intera popolazione di un pianeta è interconnessa, rimane l’evoluzione filosofica. Sapere tutto dell’altro significa anche perdere quell’incertezza che costituisce il motore della ricerca e del dibattito.

Sin dall’inizio i Moebius si erano resi conto che la fusione mentale di tutta la popolazione avrebbe portato al congelamento del pensiero filosofico, perché non c’è evoluzione filosofica senza dibattito e una razza di esseri dalle menti interconnesse non discute, la filosofia, per così dire “a pelle” di un individuo era la media di tutti i pensieri della razza.

Ecco, readers, io questo aspetto l’ho trovato affascinante. Tutta una popolazione considerata come un unico organismo. Quali saranno gli effetti positivi? Ce ne saranno di negativi? Di sicuro, la brama di scoprire nuove linee di pensiero è ciò che li spinge a setacciare lo spazio in cerca di nuovi mondi.

Non trovate che anche questo sia un altro aspetto interessante? Il nostro pensiero filosofico, ma forse ancor di più la storia, ci insegna che scoprire un nuovo territorio significa sondarne le risorse e capire come sfruttarle. In passato ogni incontro con una nuova razza ha quasi sempre visto un pensiero filosofico morire a dispetto di quello del più forte.

Mi vien da pensare che questo viaggio nella fantascienza assomigli più a una riflessione introspettiva delle abitudini terrestri.

Lo potete acquistare per esempio qui: I Moebius, Edizioni Caosfera.

Buona lettura!

Figlio del cimitero: Bod e il cimitero.

img_0658L’assassino, un uomo qualunque che in realtà è un professionista della morte, sale in silenzio le scale dell’appartamento dove ha ucciso il padre, la madre e la sorella del bambino che dorme all’ultimo piano. Rimane solo il piccolo e poi il lavoro sarà concluso.

Quello che l’uomo qualunque non sa è che il bambino poco più che in fasce non sta dormendo nella sua culla, ma è sgattaiolato fuori dalla stanza con il suo cuiccio, il pannolino pensoloni e una volta vista la porta aperta era sgattaiolato fuori nel buio della notte.

Davanti alla casa dove si era appena svolto il massacro c’è un antico cimitero. La nebbia confondeva i confini, avvolgeva il bambino e a guardar bene si sarebbe visto anche la figura di una donna pallida e grassottella che passeggiava in cima alla collina. Ecco, è lei che si accorge del piccoletto e mette in allarme il marito prima, gli altri defunti poi. Sì, perchè è degli abitanti del cimitero che stiamo parlando: i morti.

Nell’anfiteatro si svolge un’accesa discussione che riscuote tutte le anime del cimitero. Adottarlo? Lasciarlo al suo destino? Cosa fare del piccoletto?

I defunti Owens adottano il bambino, a cui viene data la cittadinanza del cimitero. Il misterioso Silas sarà il suo tutore. Rimane da decidere il nome… Noboday Owens, Bod.

Reader, l’inizio non è niente male eh?